Venerdì 13 gennaio, alla presenza dell'autore, sarà presentato a Lucera, Giù al Sud, perchè i Terroni salveranno l'Italia, l'ultimo libro del giornalista scrittore Pino Aprile, originario di Gioia del Colle, già in testa alle classifiche con il best seller Terroni (il volume di saggistica più venduto del 2010).
L'appuntamneto, irrinunciabile per coloro che seguono le vicende del nuovo Meridionalismo, organizzato dal laboratorio politico Sale della Terra, è alle 20,30 al teatro Il Piccolo della Parrocchia di S.Maria delle Grazie, in zona 167.
Pino Aprile torna a Lucera a distanza di quasi due anni, venne nella nostra città nel maggio 2010 per presentare Terroni, dopo aver girato tutta l'Italia e con diverse trasferte oltre confine, per testimoniare, e le sue sono parole tra le più autorevoli, la metamorfosi che sta interessando le regioni del Meridione d'Italia, a cominciare dall'approccio alla cosiddetta storia taciuta, cioè, all'insieme di drammatici eventi, ignorati nei manuali di Storia della scuola italiana, che hanno, con l'Unità d'Italia, cambiato, e in peggio, il destino del Mezzogiorno.
Se Terroni ha squarciato il velo dell'oblìo, aprendo i Meridionali a una nuova consapevolezza circa le proprie radici storiche e culturali, sulle quali c'è ancora tanto da svelare, Giù al Sud descrive i segnali di rinascita, la volontà, in particolare dei giovani, di scoprirsi con orgoglio figli di una terra da amare e non da ripudiare, scappando altrove.
Di seguito, la prima pagina di Giù al Sud.
Mi dice: «Come può essere buono il Sud, se persino i meridionali, appena possono, se ne vanno?». Non sa che sta parafrasando i bellissimi versi di un poeta afro-americano.
È la finta logica dei frettolosi, che giudicano sugli effetti, per non studiarne le cause (è fatica!). E io non posso fargli il riassunto di tutto. Così, parafrasando quel poeta in modo ancora più spinto (ma lui non lo sa), rispondo con un’altra sciocchezza, figlia della stessa finta logica di ferro: «Come può essere buono il Nord, se persino il sole, dovendo andare ogni giorno da Est a Ovest, gli gira alla larga?».
E ci sono cascato, ho violato la prima regola: non discutere mai con un cretino, per il rischio che non si veda la differenza... Ma lui non è cretino; e io, se lo sono, non amo dirmelo da solo. E nemmeno l’argomento è cretino: impegna grandi teste (altrui) da un secolo e mezzo.
Be’, allora, se non il chi e manco il cosa, cretino dev’essere il come: le analisi per giudicare il Sud sono svelte, perché il giudizio le precede. E quel giudizio è per sempre.