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Peppino Papa, grande interprete del Novecento
 

La morte di Peppino Papa ci priva di uno dei grandi protagonisti della nostra storia. Sindaco di Lucera negli anni Cinquanta e Sessanta, consigliere regionale del PCI, ma, soprattutto, sindacalista che non aveva mai dimenticato le sue umili origini.
Nacque a Motta Montecorvino il 27 ottobre 1920, primo di undici figli, proprio in un momento storico, si era nell'immediato primo dopoguerra, in cui forti erano le tensioni sociali e tenace la spinta dei ceti meno abbienti, contadini, braccianti, operai, disoccupati per la rivendicazione di migliori condizioni lavorative e di vita; all'orizzonte, l'ombra del Fascismo le cui squadracce, al soldo dei padroni, cominciavano a infestare la vita del Paese con numerosi atti di violenza.
Peppino Papa, già in tenera età, dopo le elementari, fu avviato al duro lavoro in una masseria, sulle orme del padre, pastore, guardiano di bestiame e di tacchini, bracciante, per aiutare la famiglia, ma continuò a leggere e a studiare da autodidatta anche di nascosto.
Gli anni successivi forgiarono, con la rabbia, la sua coscienza di classe e la voglia di battersi contro le angherie degli agrari e dei fascisti.
Il secondo conflitto mondiale lo destinò in Albania e in Grecia e poi, dopo l'8 settembre, il ritorno in patria nelle forze armate dell'Italia liberata dagli alleati. Finita la guerra, il suo incessante impegno nel sindacato lo portò, a Lucera, alla nomina di segretario cittadino della Cgil, acclamato dai compagni per le sue doti di mediatore e di combattente risoluto, illuminato dalla dottrina sindacale del grande Giuseppe Di Vittorio, del quale era amico.
Anni difficili, di lotta, con un Paese da ricostruire e con esso i diritti dei lavoratori. Nell'ondata di scioperi e di altre manifestazioni di protesta che attraversarono tutta l'Italia, la mattina del 14 giugno 1949, a Lucera ci furono tafferugli a Porta Foggia tra dimostranti e Polizia. Gas lacrimogeni, violenta sassaiola, gli agenti spararono, ferito un poliziotto all'inguine, oltre cento arresti, tra cui Peppino Papa. Nella cella di sicurezza della questura di Foggia, dove furono tradotti i fermati, botte, umiliazioni e torture a non finire, poi in carcere a San Severo e a Lucera per quattordici mesi.
Accresciuto ulteriormente il suo prestigio politico, che travalicava i confini cittadini e provinciali, Peppino Papa, membro del PCI, divenne prima vice sindaco e poi sindaco di Lucera tra il '56 e il '67, dando impulso alla città che, come tanti altri centri del Paese, si sviluppò sul piano urbanistico, delle infrastrutture e dei servizi.
Con l'istituzione delle regioni nel 1970, l'esponente comunista fu eletto al Consiglio regionale per due legislature, facendosi interprete delle istanze dell'intera Capitanata.
Conclusa quell'esperienza, Peppino non abbandonò la politica, restando ascoltato punto di riferimento per i militanti di sinistra.
Ribadiva sempre, negli ultimi anni, la necessità di non perdere la memoria storica, di tramandarla ai giovani; le dure lotte per l'emancipazione di intere classi sociali di cui era stato protagonista, da guardiano di bestiame a dirigente politico e sindacale, erano, nella sua visione del mondo di uomo che ha attraversato i drammi del Novecento, un patrimonio di valore inestimabile, unica chiave di accesso ad una società più giusta.

Sunday Radio ha intervistato Peppino Papa tante volte. Di seguito riportiamo una convesazione, a casa sua in via Roma, nel 2005, in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione. 

Il 25 Aprile giorno del riscatto e della rinascita. Nel 60° anniversario della Liberazione dal giogo nazifascista, abbiamo voluto rievocare quei giorni con un protagonista della storia politica e amministrativa della nostra città: Peppino Papa. “Io sono stato un Combattente per la Libertà. Dopo l’8 settembre, come quasi tutti i reparti delle forze armate italiane, anche la mia unità paracadutisti era senza ordini. Così prendemmo la via di casa, mentre le forze AngloAmericane risalivano la Penisola, facendo arretrare verso il Nord i tedeschi e gli italiani che decisero di confluire nella Repubblica Sociale. Molti miei compagni si unirono ai partigiani; io mi arruolai nei reparti istituiti dal Governo di Brindisi, per continuare la lotta a fianco degli Alleati.” Peppino Papa è un uomo di 85, classe 1920, memoria di ferro, grande vecchio della Sinistra lucerina, sindaco in anni difficili del Dopoguerra.“Quando la guerra finì, c’era un Paese da ricostruire ed erano forti le tensioni sociali. Il 25 Aprile 1945, qui a Lucera, si organizzò una manifestazione per festeggiare la Liberazione, in modo, però,molto composto: le regioni Meridionali erano state liberate già da mesi I Lucerini, come la quasi totalità degli Italiani, avevano patito notevoli disagi a causa della guerra: qui la povertà era tanta. Si avvertiva, con l’istituzione dello Stato Democratico, la speranza e la voglia di contare, di costruire il futuro con le nostre mani. E non ci fù, come in altre zone dell’Italia, accanimento contro coloro che erano stati fascisti. Nelle campagne, comunque, la vita era dura, i salari bassissimi. E gli agrari poco propensi ad ascoltare le richieste dei braccianti. Noi sindacalisti guardavamo con ammirazione a colui che avrebbe fatto grande il sindacato che allora era unitario: Giuseppe Di Vittorio, bracciante anch’egli, la sua storia simile a quella di tanti di noi. ”Gli anni dell’immediato Dopoguerra furono segnati da forti tensioni sociali anche qui a Lucera, ma si trovò quasi sempre il modo per far prevalere il buonsenso, come ha sottolineato Peppino Papa. Buonsenso che venne meno il 14 giugno 1949, quando a porta Foggia ci furono tafferugli tra braccianti, che manifestavano per il contratto di lavoro, e polizia. Gli agenti spararono lacrimogeni e alcuni colpi di arma da fuoco. Un poliziotto rimase ferito ad una gamba. Il 25 Aprile, dicevamo, giorno del riscatto e della rinascita: un processo non ancora ultimato, se consideriamo le divisioni che puntualmente emergono quando analizziamo quel periodo storico fondamentale. Il nostro, è un Paese che deve, evidentemente, fare pace con il suo passato. Ma deve farlo senza intaccare i valori assoluti della Resistenza e del movimento antifascista, che si affermarono proprio quel 25 aprile di 60 anni fa.                        

LEGGI ANCHE: Peppino Papa, un libro per la Memoria - E' morto Peppino Papa. Scompare un protagonista della nostra storia                 



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Peppino Papa il 25 aprile 2005
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