Un libro che testimonia la vicenda personale di un uomo, Peppino Papa (Motta Montecorvino 1920), e decenni di storia di Lucera e dell'intera provincia. Al teatro dell'Opera è stato presentato il volume del dirigente sindacale Giovanni Fiorino Novelli sulla vita dell'ex sindaco della nostra città, alla presenza del primo cittadino del prossimo futuro, Vincenzo Morlacco, e di quello degli ultimi cinque anni, Peppino Labbate. Un incontro che ha riservato momenti di commozione e un costante andirivieni nella memoria, soprattutto in coloro che con Papa hanno diviso gioie e dolori in un contesto sociale profondamente diverso da quello attuale. Il libro analizza la figura di Papa senza piaggeria e presenta una visione lucida e dettagliata di eventi entrati nella storia del movimento dei lavoratori meridionali. Peppino Papa,all'epoca segretario della Camera del Lavoro, ha raccontato i fatti di Lucera del 14 giugno 1949, quando la lotta dei braccianti per la rivendicazione del contratto di lavoro si protraeva da giorni con scioperi a cui aderivano compatti anche i lavoratori di altri settori. Le porte della città erano presidiate per impedire a chicchessia di recarsi a lavoro nei campi, dove il grano, ormai maturo, era pronto per la mietitura. Solo a Porta Foggia vi erano più di mille lavoratori. E proprio nell'area antistante l'Arco, a causa della tensione che era altissima, scoppiarono i tafferugli con la carica della Polizia che fece ricorso al massiccio uso di gas lacrimogeni e all'esplosione, in un primo momento a scopo intimidatorio, di raffiche di mitra in aria. La situazione precipitò; i lavoratori lanciarono pietre, gli agenti di polizia manganellarono chiunque e spararono sulla folla. Rimase ferito un agente, probabilmente colpito da un suo collega, ma finì sotto processo un lavoratore. Furono arrestate 125 persone, tra cui Papa, e in catene trasportati sui camion alla questura di Foggia dove subirono violenze fisiche e morali. Peppino Papa subì il rancore di un appuntato, dichiaratosi fascista, che durante la campagna di Russia era stato costretto dai sovietici ad ingoiare la tessera fascista. L'agente con la violenza tentò di far fare la stessa cosa a Papa con la tessera del partito comunista, peraltro di sua sorella. E proprio in quei momenti Peppino Papa, in risposta alla protervia del poliziotto, pronunciò la frase che è stata scelta per il titolo del libro:Neanche se mi uccidi! |