Indetto dai sindacati, si è tenuto, venerdì 19 settembre, nell'aula consiliare di Palazzo Mozzagrugno, un incontro sulla legalità per attestare solidarietà al sindaco, Vincenzo Morlacco, dopo la vicenda della bomba carta esplosa nell'atrio della sua abitazione in piazza Lecce, due settimane orsono. Presenti anche tre parlamentari, Morra (Pdl), Cera (Udc) e Zazzera (Italia dei Valori), oltre ad alcuni consiglieri comunali, al presidente della massima assise cittadina, Giuseppe Melillo e ad esponenti dei partiti, delle forze dell'ordine e a un pò di pubblico. Onestamente, dai sindacati, in particolare dai rappresentanti locali, avremmo preferito parole di severità nell'analizzare l'attuale momento politico-sociale della città. Sappiamo tutti che la mancanza di lavoro e di opportunità di crescita genera il disagio; che il nostro territorio ha grandi potenzialità; che si devono perseguire le politiche a favore dei giovani per evitare che vadano a cercare lavoro al Nord. Lo sappiamo tutti; e tutti sappiamo che è necessario far prevalere le scelte democratiche in ogni ambito della vita amministrativa. E' un ritornello propinato da tempo e da più parti. Invece, non abbiamo sentito i sindacati, almeno così ci è parso, chiedere conto alle forze politiche locali della stasi che affossa Lucera e la tiene sospesa in un limbo incomprensibile. Qualcuno sostiene, invece, comprensibilissimo se osiamo pensare che questa città non è più, come si diceva un tempo, ormai lontano, "l'isola felice", avulsa dai fenomeni delinquenziali di ogni tipo che caratterizzavano alcune zone della Capitanata. I sindacati, qualche leader locale ha ricevuto anche minacce recentemente, dovrebbero, allora, far sentire la loro voce incalzante e inequivocabile su questo aspetto, al pari di tutta la società civile. Perchè la bomba carta destinata al sindaco in quella afosa alba di fine estate potrebbe essere davvero l'eco fragorosa di un processo maligno, ingordo Leviatano, intento a divorare le regole del nostro vivere civile e ad affondare l'interesse comune nel mare torbido di tanti, grandi e piccoli, penosi interessi privati. |