Gli interventi nella sezione "Microfono aperto" riflettono il pensiero degli autori che se ne assumono la piena responsabilità di fronte alla legge
Il capolavoro del neorealismo "Roma città aperta" di Roberto Rossellini rievoca l’eterno presente che la nostra città sta vivendo da molti anni ma che, negli ultimi mesi, negli ultimi giorni, mostra la fatiscenza non più governabile né con i tecnicismi bizantini adottati dal dott. Morlacco a capo dell’impantanato esecutivo che non esegue né con le forze "belligeranti" di opposizione che non si oppongono e non belligerano (i manifesti di propaganda fanno la pariglia temporale con i manifesti ad uso delle feste patronali).
Lucera città aperta, dunque: e non perché paragonabile al capolavoro di Rossellini ma perchè città ceduta per accordi espliciti o taciti alle forze ad essa nemiche e che affida e confida nella difesa passiva della popolazione la sua occupazione. Il significato, appunto, che si dette nell’ultima guerra mondiale nel dichiarare "città aperta" molte realtà urbane stipulando patti con le forze nemiche che le occupavano nella speranza di tenerle, oltretutto, al riparo e protette dai bombardamenti.
La storia c’insegna a quale "trattamento" furono sottoposte dal nemico le "città aperte": da Belgrado ad Atene, da Parigi a Firenze furono tutte bombardate e non ebbe sorte diversa Roma, assalita 51 volte dai bombardieri. Gli accordi e l’assicurazione della difesa passiva della popolazione non furono sufficienti a scongiurare la distruzione e la morte, seminate copiosamente dagli occupanti.
Lucera città aperta: perché non governata e non governabile ed assalita sul suo territorio da tanto tempo, nel patto tacito di non vedere, non agire, non contrastare. Sovrastata com’è dalla paura, dalla rassegnazione e dalla impotenza delle risposte.
A fette si tagliano questi sentimenti nei cittadini ammutoliti davanti allo schema riproposto in cui si mostra "l’altra Lucera", la Lucera invisibile, oscurata, non rientrante nella cartellonistica di "città d’arte" e degli itinerari turistici. Serpeggia, adesso, e si scrive la parola: MAFIA! espressa, oggi, più per un istinto emotivo a fronte di atti eclatanti e sicuramente pericolosi per l’incolumità delle persone che non per l’analisi razionale di fatti e situazioni che imprimono alla parola stessa sostanza e valenza giuridica e presa di coscienza civile. Se lo sforzo fosse compiuto in questa ultima ottica, probabilmente, si avrebbe un terreno più concreto e duraturo su cui riflettere, discutere ed agire per contrastarla. Ma siamo ben lontani dalla consapevolezza che essa possa esistere strutturalmente in città.
Le mentalità escludenti il fenomeno mafioso in città – "Mi guardo bene dal ritenere che Lucera stia diventando una città come quelle della Sicilia e della Calabria" Andrea Petito o l’emotività strettamente vincolata al "botto" come unico indicatore e parametro con le azioni delittuose mafiose - "Lucera sta diventando una città come quelle della Sicilia e della Calabria" Antonio Russo, sono entrambe delle semplici "opinioni" che prescindono dai dati concreti, dalla loro sequenzialità e dai riscontri oggettivi contenuti in atti pubblici. Se entrambi, sostanzialmente, escludono fin’anche l’ipotesi del possibile radicamento e della permeabilità del fenomeno mafioso pur essendo residenti in città da sempre ed, oltretutto, non estranei per loro sensibilità politica rafforzata dalla loro professionalità giuridica o personale partecipazione all’attività amministrativa, ciò vuol dire che NOI siamo culturalmente indietro di molti ma molti anni rispetto a quelle città meridionali della Sicilia, della Calabria, della Campania e della stessa Puglia che, dal riconoscimento e dalla presa di coscienza di vivere in un sistema mafioso, hanno tratto e traggono la forza per contrastarlo facendo una scelta di campo innanzitutto personale.
Il 31 maggio 1991, a circa due mesi dall’insediamento di Giovanni Falcone a direttore generale degli Affari penali, fu emanato il decreto legge 164 che introdusse nel nostro sistema la possibilità di sciogliere i consigli comunali, e non solo essi, per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso nell’intento di arginare la permeabilità degli enti locali ad interessi economici contrari e sovrastanti gli interessi legittimi delle collettività. Gli interventi mirati da parte dello Stato nei confronti delle amministrazioni degli enti locali inadempienti nel tutelare le collettività per impotenza o collusione con i poteri criminali ed economici, trovarono applicazione immediata in decine e decine di amministrazioni sospese dagli incarichi ricoperti, dal potere attribuito al prefetto, su mandato del Consiglio dei ministri; alle amministrazioni furono sostituite apposite commissioni per la provvisoria amministrazione dell’ente.
La normativa introdotta, migliorata e modificata da successivi interventi, oggi è regolata dagli art. 143-146 del DLgs 267 del 18 agosto 2000 e rende possibile l’ambito d’intervento della commissione prefettizia anche là dove è impossibile per la magistratura, non richiedendo né la prova di commissione di reati né che i collegamenti tra le amministrazioni e le organizzazioni risultino da prove inconfutabili.
Sono, infatti, sufficienti semplici elementi e circostanze, di fatto rilevatrici di un collegamento o di influenza tra l’amministrazione e i sodalizi criminali. Si consente, così, d’intervenire nei confronti di enti locali caratterizzati da dissesti finanziari, da assenza di piani regolatori, da inefficienza dei servizi di polizia municipale, da rifiuti e discariche abusive, da abusivismo edilizio, da personale assunto in maniera clientelare, da strade dissestate, appalti, problemi cimiteriali, non agibilità degli istituti della partecipazione popolare, della trasparenza degli atti pubblici….
In questo "quadro", egregi concittadini, s’inizia a stagliare alla vostra vista la Torre della Regina del nostro castello?
Per i daltonici, altri elementi più probanti del fenomeno mafioso possono essere rappresentati dai rapporti della commissione bicamerale sul traffico illecito dei rifiuti (ecomafie) che si avvale non di ipotesi di reati ma di fatti criminali accertati dagli organi inquirenti.
Ancora: elementi di non poco conto ed all’onore delle cronache in questi giorni, sono rappresentati dai dati pubblicati dal "Sole 24 ore" che ci dicono che Lucera è al terzo posto in provincia per reddito dichiarato dal contribuente (11475 euro), di cui, però, "il 30% di essi non li vede quei soldi" perché "si firma una busta paga per una certa cifra al lordo ma, in realtà, di netto è molto meno della metà di quello che viene dichiarato" (Antonino Lenge-CISL su Gazzetta del Mezzogiorno).
L’incremento di reddito rispetto al ’99 è del 15% ma "la città non tira, l’economia è asfittica, i disoccupati ingrossano la lista di primo collocamento" (Lenge).
Se a ciò si aggiunge che c’è un proliferare di istituti bancari che raccolgono una consistente massa di danaro di cui solo una parte (l’82% a fronte del 122% di Foggia) viene investito in città, qualche problema potrebbe esserci da analizzare da parte degli organi inquirenti preposti allo scopo.
Organismi inquirenti di Lucera anch’essi all’onore delle cronache in questi ultimi giorni ("La Stampa" 10 sett.) per il problema delle "sedi disagiate" di Tribunali dove nessun magistrato vuole trasferirsi.
Infatti, siamo i primi in Italia tra le Procure scoperte per gli organici di magistrati e l’unica in Puglia. Con l’80% di posti vacanti ci guadagniamo il primo posto, seguiti (si badi bene:seguiti) da Enna e Gela rispettivamente con il 75% e il 60%. Palermo e Messina sono molto distanti da noi in quanto sono carenti del 15%. Per "invogliare" i magistrati a trasferirsi nelle "sedi disagiate", il Governo, con il ministro Alfano, pensa di risolvere il problema incentivando lo stipendio di coloro che vogliono andare "in trincea" per 4 anni con l’aggiunta allo stipendio di 2500 euro ed un "bonus" per il riconoscimento di un maggior punteggio di anzianità per i "volontari", pena, se ciò non si concretizzasse, la chiusura di tali uffici giudiziari.
L’Associazione Nazionale Magistrati evidenzia che ben "67 sedi di Procure hanno un organico che non supera i 15 magistrati e 40 non superano quota 10 magistrati. "Tenerle in queste condizioni è antieconomico ed improduttivo". Pertanto, io ritengo giustamente, l’ANM avanza la proposta o di derogare al divieto imposto ai colleghi di prima nomina ad insediarsi ("i giudici ragazzini" come sprezzantemente Cossiga li appellò, anche se molti di essi hanno perso la vita per difendere lo Stato di Diritto, Livatino in testa) o di rendere operativa in prospettiva l’abolizione degli uffici più piccoli e accorparli riorganizzando i distretti giudiziari.
Al cittadino che aspira ad ottenere giustizia e che vuole il controllo del territorio e la sua difesa dagli assalti della criminalità e del malaffare, non interessa il "dove" è collocato il Tribunale ma il "come" esso risponde ai bisogni di legalità e giustizia.
All’ammalato non interessa avere l’ospedale sotto casa se esso non è in grado di salvargli la vita. Il campanilismo sbandierato per il mantenimento "comunque" di una struttura è, essenzialmente, funzionale a chi dall’inoperosità o dal cattivo funzionamento ne può trarre benefici anche, ad esempio, per la prescrizione dei reati per decorrenza dei termini.
Lucera, d’altronde, non ha una buona tradizione in merito se è vero che la stessa magistratura si è posta la domanda: "Giustifica la sua esistenza il tribunale di Lucera?".
Ciò avvenne nel lontano 15 gennaio 1988 presso la sezione disciplinare del C.S.M. (Consiglio Superiore della Magistratura) quando si tenne il processo disciplinare contro l’allora Procuratore Capo dott. Paolo Strazzella, accusato di molti capi d’incolpazione con richiesta di "perdita di anzianità di 2 mesi e trasferimento d’ufficio". Tra i vari capi d’incolpazione, tutti rilevanti ed inquietanti, si analizzò "potenza e parola inequivoca dei numeri", come si disse in quella sede, il numero di procedimenti penali trattati direttamente dall’incolpato senza "nessuna attività istruttoria ultra quinquennale". Su 555 procedimenti, 364 erano di reati per "bancarotta fraudolenta, falsi, truffe, estorsioni, omicidi colposi : tutti accantonati".
A distanza di venti anni con la politica che si è progressivamente immarcescita e disfatta sui tanti affari perpetrati contro la città, ben alta dovrebbe essere l’attenzione per arrestarne il definitivo decadimento.
Ma i segnali di un cambio di rotta non se ne vedono; anzi, la corsa all’assalto della diligenza è più che mai in atto. Ben vengano, allora, le iniziative di cittadini che, con passione civile e determinazione si fanno promotori di iniziative d’informazione e di coinvolgimento della popolazione su problemi veri, oscurati, perché scenari reali e simboli d’illegalità e complicità diffuse.
Il "debito Sacco", la "questione Alghisa" sono soltanto uno spaccato di tante altre operazioni prodotte con lo stampino, sempre uguali nel fine di impoverire e intossicare la città. Roba da antimafia.
Chi l’altro ieri invocava l’arrivo in città della commissione antimafia, ieri, più bonariamente, ha richiesto una seduta consiliare monotematica sulla legalità e, non potendo contare su di un consiglio comunale che, ormai, da molto tempo, è assente da quell’aula, oggi organizza alle 18:30 a palazzo Mozzagrugno, in auto-gestione, un incontro sulla legalità. Si spera nella non ritualità e nel non convivio: è troppo recente l’anestesia sul tema che ci è stata già istituzionalmente propinata (consiglio comunale presso il teatro Garibaldi). Non reggeremmo una seconda!
Liliana Toriello
Lucera, 19-09-2008