Ancora un atto intimidatorio contro il sindaco e la sua famiglia; dopo due lettere anonime di minacce, questa volta il "postino" ha recapitato al domicilio del primo cittadino una bomba carta esplosa all'alba, erano circa le 4.30, in piazza Lecce, centro storico serrato di grate e macchiato di anticorodal. La deflagrazione ha fatto sobbalzare il quartiere; tutti in strada, anche coloro che il caldo aveva tenuto svegli fino a notte fonda. Danneggiato l'intonaco dell'atrio, chiuso da un cancello a doppia anta, in frantumi i vetri del piccolo vano dei contatori, a sinistra; scheggiato il marmo del primo gradino, a destra.
Mattina inoltrata, in cielo, il sole è un disco di crudele e afoso calore che porta il termometro a sfiorare i 40 gradi, Vincenzo Morlacco si deterge le gocce di sudore che gli imperlano la fronte e ribadisce ai giornalisti, ormai automaticamente, incredulità, smarrimento, disgusto per la nuova violenza subita. Consiglieri comunali e esponenti di partito arrivano a frotte; giungono i carabinieri, le stellette del capitano, i galloni dei sottufficiali; arriva il comandante provinciale, un colonnello; non manca Rai Tre. I militari si appartano col sindaco, il capitano chiede di convocare il segretario comunale, mentre l'aula consigliare accoglie una riunione presieduta da Melillo. C'è da stilare un documento col quale tutti, maggioranza e opposizione, stigmatizzano l'accaduto ed esprimono solidarità a Morlacco e alla sua famiglia. Il primo cittadino entra in aula e, dal suo posto, pronuncia parole vere di ringraziamento e riconoscenza per la vicinanza che l'assemblea gli ha tributato; parte un applauso, ma Morlacco è già nella stanza attigua a parlare fitto fitto con gli ufficiali dell'Arma.
"Una bomba ad orologeria - ci dice un assessore - fatta esplodere in un momento cruciale della vita amministrativa della città, alla vigilia di quel consiglio comunale in cui il sindaco chiederà a più di uno di gettare la maschera e fare chierezza su quello che sta succedendo o che potrebbe succedere".
Si svuota il palazzo di città; vanno via alla spicciolata i consiglieri comunali; transitano le divise dei carabinieri, guadagnano l'uscita le telecamere e i microfoni. Morlacco scende nel cortile, ma subito risale in sala giunta accompagnato da altri inquirenti in jeans e camicia, per poi portarsi nel suo ufficio. C'è l'assessore Forte che accenna all'emergenza acqua e a iniziative che saranno promosse a breve per favorire il risparmio energetico e delle risorse; il segretario comunale, mani in tasca, fissa il pavimento; l'esplosione di questa mattina si stempera nel silenzio di palazzo Mozzagrugno. Scendiamo in strada. Che caldo bestiale.
Il testo del messaggio di solidarietà al sindaco da parte delle forze politiche
Solidarietà nei confronti del sindaco Vincenzo Morlacco
Alle ore 4:30 della mattinata di oggi è stata fatta esplodere una bomba carta nel cortile della sua abitazione.
Il Presidente del Consiglio Comunale, i Consiglieri Comunali, la Giunta Municipale, le forze politiche della città
E S P R I M O N O
piena ed incondizionata solidarietà al Sindaco della Città di Lucera, nonché amico, Vincenzo Morlacco ed alla sua familia,
fatti segno, in data odierna, di un vile attentato intimidatorio.
Nel mentre invitano le forze dell'ordine a fare piena luce sull'episodio,
S T I G M A T I Z Z A N O
siffatti comportamenti che sono completamente estrenei alla cultura ed alla civiltà del popolo lucerino.