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L.Toriello sulla crisi politica a Lucera
 

GLI INTERVENTI NELLA SEZIONE "MICROFONO APERTO" RIFLETTONO IL PENSIERO DEGLI AUTORI CHE, QUINDI,  SE NE ASSUMONO LA PIENA RESPONSABILITA' DI FRONTE ALLA LEGGE

ELEZIONE DIRETTA DEL SINDACO E VINCOLO DI MANDATO ELETTORALE

CONTRO I POLITICANTI CHE HANNO NOSTALGIA DELL’ANTICO

Ci risiamo! A meno di un anno dall'elezione della nuova Amministrazione presieduta dal sindaco Morlacco, puntuale e dirompente è arrivata la crisi che si è infranta sugli scogli di argomenti di rilevanti interessi per la città ed, anche, di interessi diretti di chi detiene il potere decisionale sulla città all'interno ed all'esterno del Consiglio.

L'avevamo previsto nel comunicato "Legalità e trasparenza contro agguati e vecchia politica" stilato un anno addietro a seguito dell'insediamento del Sindaco, dell'elezione del Presidente del Consiglio e del dibattito programmatico che non si tenne nel primo Consiglio Comunale. Veggenza? No! Semplice analisi del "come" si era proceduto su questi temi in quel giorno.

"L'insediamento – si scrisse - del nuovo Sindaco nel primo Consiglio Comunale della sua legislatura ha messo, da subito, in evidenza quali sono le opportunità che la città può cogliere in positivo per creare le condizioni di una svolta nella gestione democratica della cosa pubblica ma, anche, le pesanti ipoteche, frutto di sconfitte mal digerite e personalismi di antico stampo politico che ostacoleranno questo percorso".

Già in quella giornata, infatti, si presentò il conto "programmatico" nella frase sibillina "Siamo pronti a governare!" rimarcata più volte dalla …opposizione che, per l'ottenimento di questo risultato, si spese subito, con argomenti e comportamenti da mercato della vecchia politica, per conquistarsi la presidenza del Consiglio a futuro supporto di qualche rimaneggiamento in Consiglio. In previsione, anche, di un ricorso da presentare al Tar per l'annullamento dell'elezione di Morlacco. Annullamento non verificatosi.

"Se il buon giorno si vede dal mattino - si scisse in quel comunicato - il buio è arrivato più tetro e fosco che mai con la scesa in campo di tutto l'armamentario della vecchia politica di cui molti consiglieri stanziali sono depositari: dalla 167 le bancarelle del mercato si sono spostate sui banchi del Consiglio e sulla mercanzia esposta è iniziata la contrattazione.

Melillo, eletto presidente del Consiglio alla "quasi" unanimità, ha chiarito, per chi non l'avesse capito, l'investimento che il centro destra e non solo, (si scrisse esattamente "E non solo") vogliono ottenere da questa presidenza che DOVREBBE ESSERE AL DI SOPRA DELLE PARTI ma che, per percorso politico e, dunque, credibilità del soggetto intercettato per questo ruolo, risulta essere FORTEMENTE AL SERVIZIO DELLE PARTI; di quelle parti politiche che vogliono controllare, picconare, per limitare e condizionare, il Sindaco ed il suo ruolo. Le credenziali del presidente del Consiglio datano dagli anni '90: in 4 anni Lucera collezionò 4 giunte di tutti i colori più diversi sempre presiedute dallo stesso coloratissimo sindaco Melillo; e proseguono con le spericolate acrobazie dell'oggi. E' da ricordare che 24 ore prima della campagna elettorale sale sul carro del PD (stratega dell'operazione quel solito Sabino Colangelo: il perdente in tutto) giusto in tempo per essere eletto in Consiglio Comunale e, ad aspettative personali deluse, si dichiara opportunisticamente "indipendente" che, tradotto dal politichese, significa: INDIPENDENTE-MENTE dagli schieramenti di destra, sinistra, centro e dai colori partitici, ho un percorso da realizzare al servizio di chiunque e per opposte (?) finalità.

Le credenziali di Melillo, in questo senso, sono rassicuranti. Temiamo, a breve, rimpasti, lievitazioni, "aggiustamenti": tutto quel variegato odore di tappezzeria consunta che QUESTA POLITICA SENZA POLITICI sa emanare".

Si dipinse ieri il ritratto di ciò che si è puntualmente verificato.

La premessa dello sfacelo attuale è, anche, nell’aver pattuito quell'elezione (già essa nata su base ricattatoria) di Melillo "a larghe intese" con l’opposizione. Un segnale di non discontinuità con il passato che fece ben sperare i soliti maneggioni del consenso.

I così detti fuoriusciti di oggi (ma anche di ieri e dell’altro ieri), gli acrobati delle spericolate piroette e marionette saltellanti al fischio del gran cerimoniere della palude trentennale della politica lucerna, non a caso oppositori del maggioritario e "dello schifo dell'elezione diretta del sindaco", hanno raccolto firme per la messa al bando del loro amico di cordata (Melillo) non nell'ambito della maggioranza in cui loro stessi sono stati eletti ma con l'opposizione e si apprestano a preparare una pietanza mille volte riscaldata e, perciò, indigeribile per la città ma ricattatoriamente fruttuosa per le loro fortune personali.

Si appellano, nientemeno, alla Carta Costituzionale della città, al suo Statuto, e da esso traggono soltanto ciò che a loro torna utile per la missione da compiere.

Infatti, se è pur vero che l’articolo 18 dello Statuto (e non l’art. 8 come riportato nel loro comunicato stampa) prevede "la revoca del Presidente del Consiglio per gravi violazioni di legge, dello Statuto o reiterati comportamenti pregiudizievoli al regolare svolgimento dei lavori del Consiglio" (il pretesto di queste violazioni risiederebbe nel non aver concesso un quarto d’ora di sospensione della seduta del Consiglio ed in altre quisquiglie di questo genere), altrettanto vero è che lo stesso articolo recita: "il Presidente del Consiglio dura in carica quanto il Consiglio che lo ha nominato".

Nel sistema maggioritario con il quale abbiamo votato e nel quale i fuoriusciti sono stati eletti, ciò significa: a casa Melillo, ma, anche, a casa Morlacco o cambio del Presidente nell’ambito della coalizione elettorale vincente.

Il cittadino che ha votato per una coalizione non può trasferire il suo consenso ad un'altra coalizione che mai avrebbe votato soltanto perché o il sindaco da lui votato ha fallito politicamente o i consiglieri eletti nel suo stesso schieramento decidono, in corso d'opera, di fare i transfughi. Ciò è valido ed è sentito dal popolo del centro destra come dal popolo di centro sinistra.

I consiglieri, per rispettare il loro mandato all'interno della coalizione che li ha eletti, se dissenzienti rispetto al programma sottoscritto o alla sua gestione, sono tenuti a manifestarlo nella sede istituzionale e, qualora essi risultassero in minoranza nella loro coalizione, dovrebbero dimettersi lasciando spazio ai primi dei non eletti della lista che li ha espressi.

I maneggioni, però, si fanno le regole in rapporto alle loro necessità personali e si comportano di conseguenza frenando un'intera città con tutto il suo carico di problemi.

Indispensabile, perciò, nelle future elezioni comunali sarà far apporre la firma ai candidati consiglieri non soltanto per l'accettazione della candidatura ma, anche, del VINCOLO DI MANDATO PER LA COALIZIONE NELLA QUALE SI E' ELETTI: condizione minima per frenare i salti mortali di questi trapezisti per cui una coalizione vale l'altra e i contenuti politici di un programma di destra sono simili ai contenuti politici di un programma di sinistra e viceversa.

La sottocultura politica di cui sono portatori coincide con la messa al centro dei loro probabili interessi personali: negazione, quindi, di ciò che è un programma da realizzare in quanto esso stesso sintesi tra valori ed interessi diffusi.

I programmi, quando non sono supportati da valori, restano un puro annuncio e basta; e, se sono solo interessi, diventano affari e basta. Coniugare le due cose - valori ed interessi - determina lo sviluppo.

I valori di equità ed uguaglianza rispetto a quelli di libertà determinano uno sviluppo differente.

Il Paese in questi primi mesi di gestione di centro-destra può ben capire le differenze di valori, di priorità e di prospettive programmatiche che caratterizzano un governo rispetto ad un altro.

Al sindaco Morlacco si chiede chiarezza senza tentazioni verso le deroghe ricattatorie che inficiano il consenso ricevuto per il suo mandato: meglio tutti a casa che seguire le sirene che da trent'anni sguazzano nella palude che ha sommerso la città. Saranno chiare, a questo punto, le responsabilità all'interno ed all'esterno della sua coalizione e si darà indicazione ai cittadini per non riconfermare, attraverso il consenso, chi di esso se ne serve nelle istituzioni per il disbrigo delle sue ed altrui familiari pratiche anteponendole agli interessi diffusi e legittimi della Città.

Lucera, 07-07-2008

Liliana Toriello per Comitato intercomunale Salute e Territorio



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