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Un appello a Nichi Vendola
 

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Ti scrivo perché sei il Governatore della Regione Puglia, mia amata terra d'origine.

Credo che solo i tuoi poteri e la tua autorevolezza possano servire, non dico a trova la soluzione definitiva, ma, perlomeno, a cominciare ad affrontare un problema che mi fa vergognare di essere un cittadino italiano e di essere nato nella nostra amata Regione.

Il problema a cui mi riferisco è quello dei migranti che tutti gli anni affollano le campagne della nostra regione per la raccolta del pomodoro e che, come ben sai, vengono schiavizzati e privati dei più elementari diritti civili e sindacali.

Questa è la definizione di schiavitù che si trova su wikipedia: storicamente il proprietario di uno schiavo aveva diritto di vita e di morte su di esso e sulla sua famiglia, e aveva diritto a sfruttarne il lavoro senza fornire nessun compenso; spesso il costo per il lavoro degli schiavi era limitato al necessario per la loro sopravvivenza.

Questo è esattamente quello che succede nelle nostre campagne: migliaia di uomini e donne al lavoro nei campi dall'alba al tramonto, senza nessun diritto, con degli aguzzini (i caporali) che dettano legge e con delle paghe talmente basse che il pomodoro è uno dei pochi prodotti che non conviene importare dalla Cina.

Due anni fa, un servizio dell'Espresso ha fatto conoscere a tutto il mondo questa situazione.

Quell'articolo ha gridato al mondo quello che nella nostra terra tutti vedono: esseri umani ammassati come bestie in rifugi di fortuna, senza i più elementari diritti, senza acqua, senza servizi, senza un letto, costretti a pagare a caro prezzo anche i beni più elementari.

Le donne sono violentate e gli uomini, se tentano di ribellarsi, massacrati di botte e a volte uccisi.

Tutto questa nell’indifferenza generale e sotto gli occhi di tutti, comprese tante federazioni provinciali che su questo tema non hanno mai speso una parola.

Quell'estate tanti uomini di potere, te compreso, fecero tante promesse. Nell'immediato venne fatta qualche azione dimostrativa che non portò a niente.

Il 30 gennaio 2008, due anni dopo, un servizio di Medici Senza Frontiere ci dice che nulla è cambiato, alle parole ed allo sdegno non sono seguiti fatti: gli schiavi continuano ad essere sfruttati e i loro aguzzini sono sempre al loro posto.

Riprendo una parte del tuo documento di preparazione al congresso, in cui affronti in maniera chiara il problema dei migranti: la sinistra è chiamata a misurarsi quotidianamente con il problema dei flussi migratori. Lo deve fare su molti versanti, quello dei diritti delle persone a muoversi liberamente nel mondo, quello di garantire loro condizioni di lavoro, di abitazione e di vita decorosi e sottrarle a qualunque forma di sfruttamento o peggio di schiavitù, quello di escludere ogni forma di carcerazione e di impostare una effettiva politica di prima accoglienza, quello di assicurare i diritti di cittadinanza, compresa la partecipazione piena alla vita democratica del paese in cui si trovano, quello di adoperarsi per accordi internazionali che combattano le mafie che riducono alla schiavitù i migranti.

A queste belle parole, vogliamo far seguire qualche fatto concreto visto abbiamo la fortuna di poterlo fare?

Sarei un ingenuo a pensare che tu possa risolvere un problema di queste dimensioni, ma qualche piccola cosa, almeno per dare una sistemazione dignitosa a tanti Poveri Cristi, la cui maggioranza è fatta tra l'altro da cittadini comunitari è nei tuoi poteri farla.

Non credo che ci vogliano chissà quali risorse per attrezzare campi dove questa gente possa trovare perlomeno una sistemazione degna di un paese civile.

Inoltre, nella nostra Regione (sicuramente in Provincia di Foggia) ci sono strutture costruite con fondi pubblici, inaugurate e mai utilizzate per stupidi motivi burocratici. Unità abitative attrezzate perfettamente che sono disabitate per tutto l'anno e che potrebbero benissimo ospitare i migranti che raccolgono i pomodori a pochi chilometri di distanza.

Si potrebbe favorire la nascita di cooperative o utilizzare qualcuna di quelle esistenti, finanziate sempre con soldi pubblici, per gestire questo problema la cui soluzione, per me, rappresenta il metro con cui misurare l'efficacia della tua azione di governo.

Qualcosa devi farla, perché hai il potere e i mezzi per farlo.

Il problema esiste e va affrontato, non farlo significa stare dalla parte degli sfruttatori.

E su questo problema, non possono esserci pastoie burocratiche: stiamo parlando della vita di centinaia di uomini e donne.

La Regione Puglia, è l'unica Regione in Italia dove veramente possiamo dimostrare con i fatti, che c'è una profonda differenza tra la nostra visione del mondo e quella della destra xenofoba e razzista.

Questo è l'unico modo per dare fiducia a chi, come me, ha sempre votato a sinistra ma soprattutto, a quel milione e mezzo di italiani che ci hanno tolto la fiducia e che con il loro voto, ci hanno detto che tra noi e gli altri non c'è nessuna differenza.

Pasquale Trivisonne



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