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Il Giro, passione e ricordi
 
Oggi arriva il Giro d'Italia nella nostra provincia; raggiungerà Peschici al termine della sesta tappa. Quest'anno la Corsa rosa è partita dalla Sicilia e risale il Paese come se volesse, simbolicamente, ricucirlo; renderlo omogeneo; indurlo a guardare verso lo stesso orizzonte. Operazione ardua, visti i tempi. Il ciclismo è un grande sport popolare che ha saputo accendere passioni impetuose, costruire miti, dare un senso all'orgoglio nazionale, addirittura riaffratellare gli Italiani in un momento di forte contrapposizione come nel '48, quando, in seguito all'attentato di cui fu vittima Palmiro Togliatti, incontrastato leader del PCI, sembrava potesse riesplodere la guerra civile. Ma Bartali trionfò al Tour de France e l'Italia si riscoprì fucina di leggende, terra d'origine di campionissimi; valeva la pena, insomma, riporre la rabbia che aveva fatto pensare ai fucili,  ed esultare tutti insieme, esaltando l'impresa che il simpatico toscanaccio aveva compiuto nel nome del Tricolore. Oggi, la variopinta carovana arriva in Capitanata, dicevamo; il pensiero corre di scatto al maggio 2001: il rosa inondò le nostre strade, proiettandole in eurovisione nelle case di milioni di appassionati. Lucera ha sempre amato il ciclismo; purtroppo, la sua decadenza ha travolto anche importanti manifestazioni organizzate per tanti anni, come quella del Ferragosto Lucerino. Provate a chiedere agli anziani cosa ricordano del grande ciclismo; come quei campioni, gente d'altri tempi. Il Tour, il Giro, le Classiche, appuntamenti imperdibili, un filo diretto con imprese spesso leggendarie. Persone che per anni hanno riconosciuto nei colpi di pedale la propria giovinezza; quelle ruote sottili hanno sempre avuto la forza della vita e le Alpi, gli Appennini, i Pirenei, un percorso verso il paradiso della gloria. Avessero potuto, avrebbero fatto un patto col diavolo (ricordate Totò?) per stare dietro a quei campioni, in bicicletta, nel  vento della gara e sentire il sudore rigare il viso e finire sulle labbra, le braccia diventare di legno, le gambe spezzate dalle salite. Persone normali ma grandi ciclisti, anche se  non hanno mai inforcato una bici da corsa; non sono mai passati primi sul Gavia, sullo Stelvio, sul Tonale o sull'Izoard; non si sono mai lanciati, in discesa, a 90 all'ora, nella scia rosa di Moser, non hanno  mai tentato uno sprint con Saronni o Cipollini. Ma, lo stesso, grandi ciclisti, perchè veri appassionati, capaci di commuoversi nel vedere il giovane Pantani stroncare Indurain sui tornanti del terribile Mortirolo. La magia del ciclismo.  Nonostante tutto, quello odierno è ancora ricco di fascino e, al di là delle storie di doping, del business, riesce ancora a portare, sulle strade della Penisola, un messaggio antico fatto di fatica, sudore e sacrificio. In attesa di nuovi campioni con i quali ritornare a sognare. W il Giro d'Italia.                        


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