L’Umanità, nel ventunesimo secolo, non riesce ancora a lasciarsi alle spalle i drammi che hanno funestato la sua lunga e travagliata storia. Così, con le tante guerre, piccole e grandi, che ancora si combattono, con migliaia di vittime innocenti, perdurano altre piaghe antiche, come la schiavitù, la cui esistenza stride in evidente contrasto con l’idea di progresso sociale ed economico, che pure, a fatica, tenta di farsi largo.
Da un rapporto della fondazione australiana Walk Free, apprendiamo che nel mondo ci sarebbero quasi trenta milioni di schiavi. Persone costrette a vivere in totale miseria e abbandono, ignorate dalle istituzioni. Il continente asiatico presenta le situazioni più critiche con circa i tre quarti degli schiavi di tutto il pianeta. Nella sola India, ci sarebbero quattordici milioni di individui che non possono disporre della propria libertà; in Cina sarebbero circa tre milioni; oltre due milioni in Pakistan.
Secondo l’Ong, nel subcontinente indiano esisterebbero intere comunità, soprattutto nel Nord, obbligate a fabbricare mattoni o a lavorare nelle miniere. Consistente sarebbe, poi, il coinvolgimento dei minori, impiegati in molti casi per la produzione di tappeti che finiscono nel circuito commerciale delle città occidentali.
Il fenomeno della schiavitù è attualmente diffuso in Nigeria, Congo, Thailandia, Bangladesh, Russia e Birmania. Mentre, considerando la percentuale in rapporto alla popolazione, emerge il dato drammatico della Mauritania, dove addirittura il 4% della popolazione è da considerarsi in condizione di schiavitù. |