Battaglia dura nel corso della urlata seduta del Consiglio comunale, tenutasi per oltre sei ore nel pomeriggio-sera del 21 febbraio.
Dopo l'ingresso formale dei consiglieri di maggioranza Leonardo Renzone (Lucera 2.0) e Lucia Pedone (Lista La Pagnotta), che hanno preso il posto rispettivamente di Carolina Favilla e Carmen Di Cesare, neo assessori, l'opposizione è partita in pressing con Dino Del Gaudio che ha chiesto lumi al sindaco, Antonio Tutolo, sulla vicenda della scuola Manzoni e sugli allarmi che si sono diffusi a proposito della staticità degli istituti scolastici, eccessivi, secondo il consigliere del Pd, in assenza di un completo piano di verifiche tecniche. Tutolo ha risposto di ritenere appropriato quanto deciso per far fronte a questa emergenza.
A seguire, è stato un combattivo Pasquale Dotoli a lanciare un'autentica granata nel campo avverso, chiamando in causa l'assessore alle Attività produttive e titolare di materie che riguardano anche l'energia, Angelo Miano, socio di un'impresa impegnata nell'eolico, in contatto, come altre, con il Comune di Lucera. Nel ragionamento dell'ex sindaco, condiviso da tutti i suoi colleghi di schieramento, in buona sostanza, Miano non può avere quell'incarico perché in conflitto di interesse, e non può rappresentare il Comune in conferenza dei servizi quando, questa, riguarda le altre ditte, concorrenti di quella partecipata dall'Assessore, il quale assurge al ruolo di controllato e di controllore. C'è da dire che Miano non si è presentato alla conferenza dei servizi che riguardava la sua ditta, ma Dotoli ha criticato anche questo, perché il Comune, in pratica non è stato rappresentato. Tutolo non si è fatto pregare nella risposta e ha ricordato subito come la passata Amministrazione, in tema di compensazioni ambientali, sia stata capace di portare a casa solo la miseria di uno striminzito parco giochi e la vetturetta elettrica, mentre gli attuali rapporti con le aziende eoliche promettono ben altro, a cominciare dai lavori di consolidamento della cinta muraria della Fortezza Svevo-angioina. Miano, con voce esile, ha specificato che la sua partecipazione in quella società è del 23% e che la pratica con il Comune di Lucera non è stata gestita da lui, ma dal presidente. Cosa che non ha soddisfatto Dotoli manco per niente; la posizione di Miano è indifendibile, nonostante il Sindaco abbia insistito, sottolineando che non vi è stato, e non vi sarà mai, un trattamento in qualche modo di favore per l'impresa di cui è socio, appunto, Miano. "Non avete il coraggio di ammettere che avete sbagliato!", ha urlato Dotoli.
Sull'argomento si sono buttati a bomba anche Giuseppe Bizzarri e Fabio Valerio, per i quali Miano dovrebbe rassegnare le dimissioni "per motivi di ordine morale".
Per i tredici ettari di via Biccari, Bizzarri ha, poi, chiesto come l'Amministrazione si regolerà per la formazione della commissione che dovrà decidere i soggetti affidatari secondo i criteri stabiliti dalla SUA. Mentre, Valerio ha avuto una dura schermaglia con l'assessore Gianni Di Croce, che, secondo il consigliere di opposizione, non avrebbe mai dovuto diramare il comuncato col quale il titolare dell'Urbanistica, rivolto a cittadini e tecnici, ha manifestato il proposito di organizzare un incontro pubblico sul PUG, perché, con l'approvazione definitiva dello strumento urbanistico, in campo restano solo i dirigenti. Di Croce, che si è lamentato per la punta di sarcasmo che Valerio non ha nascosto, ha risposto che proprio alla struttura tecnica, e non a lui, verrebbero indirizzate le domande (faq) che i cittadini vorranno inoltrare.
La seduta, poi, mentre si discuteva il punto 12, inerente il riconoscimento del debito fuori bilancio per i lavori di completamento dell'ex convento di San Pasquale, è letteralmente esplosa, come non si vedeva da un po' di tempo, con scambi di accuse, anche gravi, tra Tutolo e Bizzarri. Le urla hanno costretto il presidente Borrelli a sospendre la seduta per far calmare gli animi.
L'Assise ha esaminato e approvato tutti i punti, alcuni all'unanimità, altri con il solo voto della maggioranza, lasciando da parte l'ultimo.