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LITTLE BLUE GIRL - A LUCERA LE ILLUSTRAZIONI DI DEB
 
"Little blue girl" è il titolo della mostra, curata da Giuseppe Petrilli, di illustrazioni di Deb, che si terrà a Lucera da Bacco&Perbacco, in Piazza Duomo, dal 22 dicembre al 22 gennaio. Vernissage, giovedì 22 dicembre, alle 19,30.

Una necessità al disegno ereditata dal ramo paterno della famiglia che ha dovuto fronteggiare un’ostinata opposizione ma che è riuscita a rimanere viva, presente e costante nell’esistenza di Debora Cicconetti accompagnandola ovunque nella forma solida di quell’agendina che teneva stretta sull’autobus, per strada, al parco, sulla metro, appuntandovi dettagli di umanità, storie, sentimenti ed emozioni, studiandoli e facendosi attraversare da essi per poi renderli materia sui fogli attraverso i percorsi tracciati dai pennarelli che scorrono decisi e dagli acquerelli che si spandono nella trama della carta. Uno stile ancora in completa formazione, anzi no, Debora parla addirittura di scoperta: sta ancora cercando di capire in che direzione si muovono i suoi segni, in quale orizzonte si proietta la sua creatività. Lo sta capendo, lavoro dopo lavoro, riflessione dopo riflessione, come fanno tutti coloro che creano, mai veramente soddisfatti e, per questo, sempre in movimento, sempre occupati nella ricerca e nella sperimentazione.

Nata a Foggia nel 1991, vive da cinque anni a Milano, la città in cui ha deciso di dare una chance alla sua passione. Ha dipinto da sempre, da che abbia memoria, in particolare un giorno è passata dall’appuntare la realtà come singoli soggetti a fissare un’emozione. Non aveva nemmeno 10 anni e osservava in campagna quella casetta di legno attorno alla quale c’erano sempre dei bambini che giocavano, quel giorno però era diverso, quel giorno qualcosa attirò la sua attenzione: le risate, la gioia, la felicità di una bimba nuda che giocava con l’acqua che scorreva allegra da un tubo colorato è stato l’allarme per cambiare rotta. Non più il mero mondo circostante, oggettivamente catalogato a mo’ di quaderno degli appunti, ma un sentimento universale e trascinante messo nero su bianco ed elevato a “per sempre”.

Debora, che si definisce ancora acerba perché solo da qualche anno si sta seriamente e profondamente dedicando al disegno, ha trovato nel tratto il mezzo per comunicare con il mondo, per raccontare vicende, sensazioni, riflessioni e pensieri. I suoi. “Ho capito che devo concentrarmi su me stessa” – dice Debora – “ho capito che le mie emozioni emozionano”. Questa condivisione di sentire è alla base anche della sua ispirazione. Ogni animo creativo, che si esprima attraverso la musica, la poesia o l’animazione, stimola la sua creatività: dalle note, dalle parole, dalle immagini nasce l’idea per un nuovo lavoro nel quale, inevitabilmente, confluiscono anche i maestri che ha visto e che le sono rimasti negli occhi. I colori di Van Gogh, le forme di Modigliani, i disegni di Satrapi per Persepolis o i contrasti duri di Kokoschka, solo per dirne alcuni, in qualche modo partecipano ai suoi disegni.

I lavori esposti si posano su un filo intrecciato di femminilità e malinconia, come dichiara la stessa autrice. Caratteristiche che l’hanno accompagnata nel corso di tutta la realizzazione delle tavole. Nei disegni la storia di una coppia e una malinconia di sottofondo che necessariamente accompagna l’amore secondo Debora ma in modo positivo perché “non ti fa sentire male”. Amore e malinconia, malinconia e femminilità. “Le donne amano abbandonarsi alla malinconia per pensare, è una strada attraverso la quale si isolano per concentrarsi su sé stesse”. E sono donne la maggior parte dei soggetti raffigurati, un universo su carta in cui l’attenzione mira dritta al mondo interiore delle protagoniste sul quale viene aperta una finestra che permette allo spettatore di guardare dentro e riconoscersi in quel racconto così personale ed intimo da essere, alle volte, inumidito dalle lacrime. Una donna anche bambina la sua, emblema di fragilità e dolcezza, fondamentali elementi di sensualità per Debora, una sensualità che proviene dall’interno e che trova tutta la sua espressione nella sicurezza di potersi mostrare all’altro senza corazza, senza il timore di essere feriti, senza i veli dell’insicurezza e del disagio, per concedersi ad una totale e profonda accettazione.

Berenice Di Matto



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