Si avvicina il 4 dicembre, giorno in cui gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi, con un referendum confermativo, se dire sì o no alla riforma costituzionale voluta dall'attuale governo. Un referendum – lo si ricorda – per il quale non è previsto il quorum.
Si moltiplicano le iniziative per illustrare le ragioni dei due fronti su un intervento di revisione costituzionale profondo del quale, però, molti cittadini dimostrano di conoscere molto poco.
Uno degli appuntamenti che hanno richiamato un pubblico attento e numeroso è stato quello organizzato, nei giorni scorsi a Palazzo D'Auria, dal Comitato per il No che fa riferimento all'ANPI, l'Associazione nazionale Partigiani, introdotto da Giuseppe Trincucci, con l'intervento di Giorgio Cremaschi, figura tra le più note del sindacalismo nazionale, e Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale presso l'Università di Teramo.
Per Cremaschi, siamo di fronte a una campagna di tipo ideologico, in base alla quale ci si deve liberare della Costituzione del 1948 con una riforma che la stravolge (“non c'è bisogno di buttare giù la casa”). Negli ultimi trent'anni abbiamo assistito allo smantellamento dei diritti sociali (precarizzazione del lavoro, abolizione dell'Art 18, eccetera) e questa riforma rappresenta la rapina finale a questo processo di sottrazione. Cremaschi si è chiesto il perché, dopo questi cambiamenti, “lor signori” hanno voluto mettere mano alla Costituzione. “Perché non si fidano”, ha detto. C'è il timore, secondo l'ex esponente della Fiom, che possa nascere un movimento sociale per la rivendicazione dei diritti che sono stati spazzati via. Banchieri e industriali hanno paura che quello che è stato fatto per sottrarre i diritti possa correre dei rischi. La nuova Costituzione, allora, farebbe da argine a questo risveglio. Siamo di fronte al più colossale imbroglio; quello che vogliono fare non è il cambiamento ma la conclusione di un percorso.
Per Enzo Di Salvatore, c'è un contesto internazionale che incoraggia le riforme costituzionali (UE, JP Morgan) e minaccia ritorsioni. Le multinazionali, per il costituzionalista, sono in sofferenza e il rapporto Stato-Regioni è il vero cuore della riforma, che mette in discussione il senso dell'autonomia, ma anche la libertà e la democrazia, come era nei propositi dei Costituenti. Non è il cittadino il naturale destinatario; ma lo sono altri. Secondo Di Salvatore, il Senato, nei fatti, non rappresenterà i territori, perché i senatori faranno sempre riferimento ai partiti. Il bicameralismo non sparisce e sono tante le materie comuni per le due camere; la possibilità che insorgano contenziosi tra i due rami del Parlamento sarà reale. Le Regioni non possono essere degradate da enti politici a enti amministrativi; sarebbe la morte del decentramento e il ritorno allo Stato centralizzato. La riforma di Renzi-Boschi ci porta dalla democrazia della mediazione alla democrazia della decisione.