statistiche sito web
Sunday Radio - Lucera 97.5 fm  
News - sundayradio Lucera
   ATTUALITÀ
   CITTÀ
   CRONACHE
   CULTURA E SPETTACOLI
   LUCERA CALCIO
   MICROFONO APERTO
   PERSONE
   POLITICA
   PREAPPENNINO
   SECONDO NOI
   SINDACATI
   SPORT
 
   
L.Toriello, Mafia secondo Falcone
 

GLI INTERVENTI NELLA SEZIONE "MICROFONO APERTO" RIFLETTONO IL PENSIERO DEGLI AUTORI CHE, QUINDI,  SE NE ASSUMONO LA PIENA RESPONSABILITA' DI FRONTE ALLA LEGGE

Da Liliana Toriello riceviamo e pubblichiamo.

Mafia secondo Falcone. Metalsifa e Giardinetto. Per chi e per cosa voterò

"Mafia: qualità di un potere che si fa regime di corruzione per il perseguimento dei suoi obbiettivi economici". La sintetica ed efficace definizione di Giovanni Falcone è da assumere come premessa per chiunque intenda dare organicità a fatti, avvenimenti, anche e soprattutto lontani nel tempo, ma con riscontri di operatività nel presente, per coordinare pezzi che sembrano, se presi a se stanti, disorganizzati e frammentari ma che fanno parte di "un intero coerente", di un quadro che ristabilisce la logica là dove si pensava, al momento dell’accadimento, che esso fosse stato dettato dall’arbitrarietà, dal pressappochismo o da "sviste", ancorché giuridicamente e/o penalmente rilevanti.

Non necessariamente la mafia determina fatti cruenti, specie se i suoi affari si realizzano senza ostacoli. Il silenzio, anzi, è molto più funzionale all’attecchimento ed alla stabilizzazione di un sistema, specie se il corpo sociale, la politica, le organizzazioni rappresentative e le Istituzioni non interagiscono tra di loro per la difesa degli interessi collettivi. E se la stampa non fa il suo dovere. L’alta stabilità dei ruoli rappresentativi di ciascuna delle su citate funzioni è la premessa necessaria su cui puntano i poteri economici forti che di essi se ne servono in regime ricattatorio o associandoli alla spartizione del loro beneficio economico.

I tanti processi significativi sotto l’aspetto economico degli ultimi venti anni per la città che NON hanno trovato realizzazione ed hanno prodotto, perciò, l’arresto dello sviluppo per una collettività intera, a tutto beneficio di pochissimi, devono far riflettere e dare risposte alla (solita, per me) domanda "di chi è la città?" Esemplificativi di questo procedere, applicabile, però come uno stampino a tanti progetti non realizzati, sono: la discarica di RSU ( rifiuti solidi urbani), il PUG (piano urbanistico generale), il PIP ( piano d’insediamento produttivo).

"Negli ultimi venti anni la città di Lucera ha registrato un vero e proprio tracollo industriale che ha investito decine di fabbriche nei settori del laterizio, legno, agro-alimentare e manifatturiero, determinandone la chiusura o il forte ridimensionamento".

Su questi riscontri oggettivi fissati sulla Piattaforma della CGIL camera del lavoro di Lucera bisognerebbe inoltrarsi ed approfondirne, però, fino in fondo le cause e le responsabilità.

L’auspicare, come si afferma nella piattaforma della CGIL, "l’intervento della Commissione Antimafia per valutare fino a che punto gli intrecci tra malaffare e criminalità stia deteriorando il sistema delle regole della legalità nella stessa vita sociale" ha senso ed è da appoggiare in pieno, se si danno risposte più precise sulla "mancanza del nuovo PUG e l’ esaurimento delle aree previste dal vecchio piano che hanno messo in ginocchio il sistema delle costruzioni che ha la caratteristica, peraltro anomala rispetto al territorio della Capitanata, di vedere da un lato la nascita di abitazioni in numero maggiore rispetto a quelle necessarie alla popolazione e, dall’altra, costi che diventano inaccessibili per le giovani famiglie".

L’anomalia non sarà, per caso, che si costruisce e si può costruire perché c’è un regime di monopolio? (ciò è affermato anche in Consiglio Comunale dal consigliere Gianni Pitta il 22-02-2008) Ad esso sono o non sono funzionali le Giunte che si alternano senza avere capacità e possibilità di varare il PUG? L’alta stabilità dei ruoli che da anni si riscontrano nelle Sedi Istituzionali non è forse indicativa della possibile funzionalità di questi ruoli più a questi poteri che all’amministrare per l’interesse collettivo? Perché non lo si dice? L’anomalia lucerina sta anche nel fatto che contestualmente si può essere rappresentanti sindacali ed esponenti politici, alternando le funzioni da un giorno all’altro a secondo delle convenienze e necessità. Non giova questa confusione che ammorba le responsabilità!

Una cantilena più che ventennale questa del PUG che accompagna questo strumento urbanistico fondamentale per una collettività. Fermo al 1974. Oggi bisognerebbe chiedere alla Regione l’invio di un commissario ad acta per vararlo e, contestualmente, per conoscenza, perorarlo alla Commissione Antimafia perché la politica da sola non dà segni che ce la può fare ad emanarlo.

Quanto poi alla mancanza di un PIP, anch’esso un fatto oltremodo anomalo nell’intera Capitanata, la storia scritta in tutto il suo corposo carteggio porta ad un’unica conclusione: ognuno ha concorso, nel ruolo che rivestiva, a NON far emettere i decreti di esproprio sul terreno PIP di proprietà del Fantini: dai sindaci che si sono alternati nell’arco di oltre vent’anni, quanto è durato questo calvario, ai sindacati che nel momento di reale rischio che ciò potesse accadere (agosto 1994) sottoscrissero un documento di… spostamento dell’area PIP per velocizzarne l’attuazione, come si disse, affiancati da un commercialista che in quel momento rappresentava una parte dei consorziati che, per altro, non avevano dato nessun mandato perché l’accordo sullo spostamento si realizzasse. La richiesta dello spostamento dell’area PIP procurò grande gaudio e beneficio economico solo al proprietario del terreno. Io c’ero in quel giorno: capii subito benissimo quali conseguenze drammatiche ciò avrebbe significato per la città. I sottoscrittori di quell’accordo, e non solo essi, ricordano cosa innescò l’interpellanza parlamentare che noi della Rete promuovemmo con l’onorevole Leoluca Orlando perché si desse seguito all’emissione dei decreti di esproprio del terreno del Fantini, convalidati e confortati giuridicamente dal parere positivo espresso, in quanto non vi era nulla di ostativo perché ciò si realizzasse, dal prof. De Bellis dell’Università di Bari: professore di diritto amministrativo come il prof.Orlando. Il parere fu richiesto a spese della collettività dal Commissario Prefettizio dott.Ricucci che s’insediò a seguito dello scioglimento della giunta Di Matto.

Quella, sì, sarebbe stata una reale svolta economica per la città con un nostro vero nord-est d’imprese già presenti nella città e che chiedevano solo di potersi espandere con beneficio economico collettivo! Senza vivere solo e soltanto di spesa pubblica. Ma la sudditanza e la benevolenza verso i poteri forti determinò il non luogo a procedere perché nessun sindaco, successivamente, osò firmare i decreti di esproprio né si ricordano sollecitazioni ad emetterli da parte dei sindacati o di chicchessia. L’inizio vero del tracollo economico della città inizia da qui.

Di quel parere, da tutti noi pagato, non se ne tenne conto né al momento né in seguito, nonostante in tutti i programmi elettorali dei Sindaci si scrivesse della priorità assoluta del varo del PIP (programma elettorale della prima e seconda giunta Borghi e di quella di Labbate).

Questa è storia vera della città con date e nomi e non chiacchiere come si è usi a rappresentare la realtà senza riconoscere le responsabilità ma, anzi, volendole sempre attribuire ad altri: il metodo tradizionale per restare sempre in sella e perpetuare all’infinito i soliti comportamenti e le solite tragedie per la città.

L’ultima è la Metalsifa. Una rottamazione umana "studiata a tavolino" come scrivono i lavoratori che attaccano pesantemente la proprietà Fantini. Un grido di disperazione che si consuma ai margini della città, soffocato anch’esso dal silenzio e dalla rete a maglie fittissime delle solidarietà negative che avviluppano la città.

Dalle tragedie alle sceneggiate il passo è breve: è la risposta della politica. I partiti, per autocompiacimento, si ostinano, ancora, a chiamarla così: politica!

I continui trasferimenti da destra a sinistra e viceversa, gli accasamenti assessorili puramente elettorali in funzione di stabilizzatori di giunte e di sistema (l’Italia dei Valori in primis) preparano un futuro prossimo non dissimile dal passato. I candidati scelti dai partiti ed imposti ai cittadini che scelte non possono compiere, ridotti come sono stati ad apporre come gli analfabeti una croce sui simboli, riscaldano i muscoli a bordo campo con l’applauso di tutto lo stadio rinnovando i fasti dell’interscambio e del mutuo soccorso tra Camera e Senato e Provincia per l’ottenimento di "rappresentanze lucerine". confermando la costruzione di "una rete in ambito nazionale, regionale, provinciale". Un discorso-progetto applaudito, di recente ed all’unanimità, in Consiglio Comunale da un "celebrante" avvezzo a questi riti ed a questa politica melmosa, di falconiana analisi. Un discorso, questo delle "rappresentanze" ripreso pari pari, dai "giovani rinnovatori" dell’oggi. Un rinnovo senza soluzione di discontinuità dalla politica "antica" che tanto benessere ha prodotto alla collettività, come tutti noi sappiamo. Un andare e tornare frenetico sul quadrivio della politica lucerina che non ha nulla di veramente dinamico se non la necessità di rendere stabili i ruoli per essere ancora più funzionali alla realizzazione del progetto-affare di turno. Ruoli non solo stabili ma adesso, anche, stabilmente ereditari a leggere i nominativi dei figli, dei parenti dei politicanti e/o dei sindacalisti che si apprestano a "rinnovare" la città nella continuità della tradizione delle famiglie di appartenenza. Le visure camerali, i certificati di famiglia, le appartenenze all’associazionismo parolaio della legalità, collaterale e di supporto al sistema-lucerino, sono le nuove tessere o certificati di adesione da cui si attinge per la dirigenza e la rappresentanza nella prossima tournè elettorale. Una casta silenziosa, omogenea, assorbente le singole persone che oggi, o parlano come i loro sovrastanti maestri o tacciono anch’esse su ogni argomento riguardante i problemi veri della città, costrette, come sono, nell’abbraccio mortale della solidarietà negativa, non avendo saputo reggere il peso di essere minoranza pensante, parlante e aggregante. E, dunque, credibile. Una casta non di casti che amalgama con più determinazione manageriale, trasversale, perché più organicamente associata. Il giovanilismo anagrafico proposto come automatico segno di rinnovamento; il "buon compromesso votato… all’unanimità" per la riproposizione ed il ricompattamento del passato con "fresche energie" che non scalfiscono minimamente la politica affaristica, clientelare, oppressiva fin qui subita dalla città. Ma, anzi, la giustificano e la legittimano nello stare tutti assieme appassionatamente ed all’unanimità. Una accettazione di corresponsabilità che legittima i comportamenti politici del passato, del presente e del futuro dei fautori della politica della palude e del martirio inflitto alla città.

"Negli anni ’80 la situazione occupazionale era ottimale a fronte del fatto che oggi si contano circa 9.000 lavoratori disoccupati, il 70% dei quali costituito da giovani", infatti, è "negli ultimi venti anni che la città di Lucera ha registrato un vero e proprio tracollo". Appunto!

Questa analisi della Piattaforma della CGIL è vera e condivisibile se, però, a supporto, c’inseriamo i fatti su esposti che danno sostanza all’ analisi stessa.

Il giornalista Gianni Lannes a Lucera venerdì 8 febbraio ha illuminato il buio su Giardinetto ma, anche, sul sistema che ha permesso il buio intorno a Giardinetto. Il dato emerso con certezza è l’assenza totale d’informazione su questo bubbone risalente al 1996 e conclusasi, solo sotto l’aspetto processuale nel 2004 per "reati estinti per intervenuta prescrizione"; processo, anch’esso, sconosciuto alla quasi totalità dei presenti nell’aula magna del liceo Borghi. Una cappa di silenzio senza eguali che copre tutta la provincia e non solo, tanto da poter sbalordire anche i cittadini della Corea del nord, pressati da una dittatura tra le più feroci del mondo e che tutto controlla. Il grazie a Lannes da parte delle popolazioni della Capitanata che quotidianamente gli stanno dimostrando - Orta Nova in primis - è di aver squarciato questo muro tossico alzato da coloro che, oggi, sappiamo che sapevano. E nulla hanno fatto, né in termini di messa in sicurezza del sito orrido di Giardinetto né di informazione alle popolazioni. Le domande pertinenti e di grande apprensione da parte del pubblico presente, richiedono risposte approfondite, scientificamente attendibili ma anche risposte che siano elaborate da Istituti SUPER PARTES e non soltanto locali. Studi epidemiologici seri. Come chiedono le altre popolazioni della provincia e il nostro coordinamento intercomunale "Salute e Territorio".

Alcuni, non si sa quanto disinteressatamente o per ignoranza, affermano che " Lucera è la città che s’indigna (giustamente) per Giardinetto, che dista circa 30 km. dal centro abitato ed è silenziosa per quanto è accaduto (e accade ancora ) a pochi km. dalla cinta urbana". Il riferimento è all’operazione Chernobyl. Presente, anche, nel nostro territorio e su cui indagano le Procure. I tempi biblici della messa in sicurezza e bonifica di questi siti accomunano questi affari criminali. Per chi non si accontenta di passare solo le "veline" confezionate sulla disinformazione, si fa presente che i proprietari del sito di Giardinetto non si sono offerti magnanimamente "a bonificare e mettere in sicurezza il sito" come si legge su un altro giornale on-line. E’ stata emessa l’ordinanza dal Tribunale di Lucera il 2 marzo 2007 in base all’Art. 17 del D. Leg. N.22/ 05-02-1997 che impone questo. Essa non ha avuto seguito come prevede la legge sia nel rispetto dei tempi che nelle modalità di controllo degli organi preposti alla sua esecuzione (comune di Troia- Provincia e Regione) come ben spiega l’avv.Caraglia. La proprietà soltanto dopo 5 mesi dalla notifica a questi Enti dell’ordinanza, il 10-10-2007, ha presentato la perizia di parte a firma del dott.Balice con una "Relazione relativa della consistenza dei rifiuti presenti nel sito della I.A.O. del gruppo Fantini in località Montecalvello Giardinetto di Troia, e programmazione del piano di caratterizzazione per la determinazione dello stato di contaminazione dello stesso". Ad un anno dall’emissione dell’ordinanza del Tribunale stiamo ancora alla fase della "caratterizzazione" delle sostanze inquinanti! Ma Giardinetto, è da ribadire, è anche Lucera.

"Il dato inquietante emerso dalle indagini - afferma la commissione parlamentare sui traffici illeciti dei rifiuti - riguarda, però, in generale le società - il riferimento è sempre alla I.A.O. - che nella regione svolgono l’attività di produzione di laterizi: ad esempio, la CELAM spa, altra società del gruppo Fantini che opera in agro di Lucera nella miscelazione di materie prime di base con rifiuti, risulta aver riutilizzato nel ciclo produttivo rifiuti classificati pericolosi, quali le ceneri leggere di olio non compresi fra quelli per cui era autorizzata, ed è stato perciò sequestrato il complesso aziendale destinato a tale attività illegale. Così pure è avvenuto per un’altra società del gruppo Fantini, la SABA srl, che produce laterizi ed altri materiali(con annessa una cava di argilla), perché è stata riscontrata un’attività di miscelazione di argilla con rifiuti recepiti dalla stessa società". Quando le fabbriche sono state sequestrate e sequestrate per queste motivazioni illegali, il sindacato quali iniziative di prevenzione ha messo in atto per conoscere lo stato di salute dei lavoratori? E per informarli? E’ difficile sostenere che non si sapeva delle motivazioni del sequestro che, per altro, ha visto direttamente coinvolto nel processo contro la I.A.O. un ex sindacalista, oggi politico (componente del comitato promotore provinciale 14 ottobre del PD) nonché presidente di fabbriche padronali decotte e in gestione cooperativistica.

Inquietante, inoltre, perché confermativo di quanto Lannes ha esposto ed, anche, rafforzativo dell’insostenibilità di trincerarsi dietro il "non sapevo" di una situazione, in generale allarmante e presente sul nostro territorio, è risultato l’intervento del dott. Marcello Mazza.

"Qualche anno fa sono stato contattato da un sindacalista di Lucera, Ennio Festa, un mio carissimo amico, il quale mi ha prospettato una situazione particolarmente critica nella provincia di Foggia, cioè un aumento esponenziale di tumore (…) ci siamo messi in contatto con l’Istituto Nazionale Tumori e siamo riusciti a far scendere giù molti specialisti…atteso che nella nostra Provincia c’era una emigrazione notevole verso quell’Istituto(…) Durante alcune trasmissioni locali televisive a cui avevamo invitato dei medici, questi ultimi hanno parlato di una situazione strana che andava analizzata (…) Voglio dire che c’è comunque un aumento esponenziale di tumori nella provincia di Foggia…". A quanto riferito dal dott. Mazza si aggiunge l’intervista rilasciata in data 25-10-2007 alla "Gazzetta del Mezzogiorno" dal suo amico Ennio Festa che, in qualità di socio promotore della associazione "Speranza", si fa promotore della proposta "di realizzare a Lucera una struttura (Polo oncologico) che rappresenta una risposta ormai necessaria alle esigenze di un territorio che purtroppo conta tanti malati di tumore". Una proposta concretizzata in "un articolato e complesso progetto corredato da tutti i possibili studi di fattibilità, di esecuzione, di impatto ambientale, presentato alla Regione Puglia da quattro anni "ma, anche, aggiunge Mazza, è stato "depositato presso l’ufficio tecnico del Comune di Troia. Abbiamo fatto riunioni, una presso il Vescovato di Lucera con il direttore dell’Ares che è il dott. Mario Morlacco e con altri esponenti come l’assessore alla sanità della Regine Puglia. (…) Eravamo riusciti a trovare degli imprenditori disposti a comprare il terreno investendo circa 20 milioni de euro.(…) di fatto la Regione Puglia non doveva tirare fuori una lira, (se si esclude la "successiva convenzione" come puntualizza Festa); si potevano creare 400 posti di lavoro mentre si continua a mandare i nostri malati su, all’Istituto Nazionale Tumori".

Come a dire: perché questa emigrazione? Ce lo vogliamo chiedere perché le nostre merci - "i nostri malati" - prodotte in loco dalle sostanze inquinanti sversate copiosamente sul nostro territorio dagli imprenditori che sono disposti, anche, a curarci in loco, devono emigrare (pure loro!) al nord? Questo sperpero di risorse di merce umana non è più produttivo farle fruttare qui, atteso che si potrebbe dare una boccata di ossigeno, attraverso le polveri sottili ed i metalli pesanti che producono le patologie tumorali, alla nostra asfittica economia e carenza cronica di occupazione? Una catena di montaggio concepita a ciclo chiuso, completa e perfezionata, perché molto più remunerativa, rispetto allo sperpero di corpi umani attuato dai nazisti che si limitavano a gasare gli uomini, le donne e i bambini ricavando da essi soltanto un po’ di denti d’oro e di capelli e pelle umana per farne paralumi.

Insomma, "sviluppo ed occupazione"al passo con i tempi!

Peccato che, nell’analisi sullo stato della salute dei cittadini e dei lavoratori e sulla diagnosi ambientale del nostro territorio della piattaforma CGIL, nulla è scritto delle motivazioni conosciute e dettagliate che sono alla base dell’auspicata apertura del centro oncologico da parte di questi eterogenei benefattori.

"E’ auspicabile - si afferma nella Piattaforma CGIL - l’intervento della Commissione Antimafia per valutare fino a che punto gli intrecci tra malaffare e criminalità stia deteriorando il sistema delle regole della legalità nella stessa vita sociale". Lo è ancora di più auspicabile se, per completezza, la valutazione potrà riguardare gli intrecci tra politica, malaffare e criminalità.

Il voto che è segreto, lo voglio rendere palese nella speranza che altri, condividendo queste riflessioni, possano esprimersi nella cabina elettorale con scienza e coscienza.

Sulla scheda elettorale per il voto alle Provinciali, a tutta scheda, scriverò "Giardinetto".

Perché non vi sia dimenticanza e rimozione: la strategia seguita in tutti questi anni in tutta la provincia e in questa asfittica campagna elettorale. Il simbolo di un sistema malato.

Per le altre due schede che ci ritroveremo nelle mani - Camera e Senato della Repubblica - ognuno deciderà o di barrare i simboli partitici con la croce (è il massimo che ci è concesso e richiesto in qualità di cittadini-sudditi) o deciderà di scrivere qualcosa per dimostrare ai nostri politici, scippatori del referendum, che l’analfabetismo, almeno quello, in gran parte, è stato sgominato.

Il dubbio è che, per interesse, vogliano ripristinarlo.

Liliana Toriello



Sunday Radio on Facebook
Lucera, la Torre della Regina
  POLITICA - Risultati elezioni ...  
  SOCIALE - Lo scrittore Maurizi...  
  SOCIALE - Una mano per la scuo...  
  EVENTI - Thinkers Art Festival...  
  EVENTI - A Ischitella, il IV R...  
  SOCIALE - Campi scuola di Prot...  
  CONCERTI - Si è concluso il Fe...  
  SOCIALE - Protezione civile, u...  
  CONCERTI - Festival Apuliae, e...  
  SOCIALE - Tornano i campi di l...