Si diffonde un olezzo nauseabondo, in risalita dalle fogne della Storia e spinto dal vento dei vari populismi. L'Italia, il paese dove viviamo, abitato dalle persone che conosciamo e con le quali condividiamo cultura e tradizioni, svela, ormai ad ogni occasione, la sua parte razzista, il doppiofondo in cui custodisce sentimenti indecenti verso gli stranieri poveri, i meridionali, gli omosessuali, i Rom e, non di rado, i disabili.
A dirigere l'orchestra c'è più di un leader politico; di quelli che si appropriano dei mali, vecchi e nuovi, della società non per offrire pareri che permettano di individuare soluzioni rimanendo nel perimetro della legge e della civile convivenza, ma solo per strumentalizzare, ben consapevoli che la risoluzione dei problemi rischia - ma, da noi avviene raramente - anche di porre fine alla loro vicenda politica. Tuttavia, ve lo immaginate, per esempio, il ruspista padano con la felpa senza campi rom da radere al suolo? E certi personaggi, diopatriaefamiglia, propensi, come altri di altra sponda, a proteggere chi fa i soldi con gli immigrati, perdere la speranza circa l'arrivo di barconi carichi di disperati?
Per questa gente la Penisola è abitata, ormai, da due popoli: i realisti, cioè loro, quelli di "aiutiamoli a casa loro" o "portateveli a casa vostra"; quelli di "forza, Vesuvio" o "Etna, fai il tuo dovere"; quelli di "non si affitta ai meridionali" o di "prima il nord" o del recente "prima i pugliesi" e anche quelli di "bruciamoli vivi" o "ci vorrebbero i forni crematori"; e i buonisti, che, in definitiva, sono coloro che ancora non hanno dimenticato l'esistenza della pietà umana; coloro che, ritenendo di vivere in un paese moderno, si aspettano dallo Stato e dalle istituzioni internazionali un'azione energica per salvaguardare la vita, la dignità e i diritti di ogni uomo; e per i quali democrazia è responsabilità verso se stessi e verso gli altri; qualcosa, insomma, che si costruisce giorno dopo giorno in un lavoro infinito, aggiungendo sempre e sottraendo mai, pensando in comune, cioè nel confronto, e non nel chiuso del proprio egoismo.
Stare dalla parte dei buonisti non vuol dire tollerare gli episodi delittuosi in cui vi sia la responsabilità di stranieri, semplicemente perché i delinquenti sono delinquenti a qualsiasi latitudine e con qualsiasi colore della pelle e religione; e, comunque, nel nostro paese sono gli italiani a delinquere di più e a macchiarsi dei crimini più orrendi, come riferisce la cronaca quotidiana.
Istigare gli animi; vomitare le peggiori cose sui social network; organizzare manifestazioni razziste serve solo, ieri come oggi, a fare la fortuna degli opportunisti, che creano nemici e individuano bersagli da colpire a proprio uso e abuso.
Non dimentichiamo che la storia dell'Uomo ha vissuto periodi di progresso e momenti oscuri in cui si è drammaticamente spenta la luce della civiltà. Sta a noi, ora, dimostrare che non stiamo tornando indietro.