La loro è stata sempre una protesta civile, quasi sottovoce, ma, dopo otto mesi di incertezze, gli operai della ex Metalsifa hanno deciso, nella speranza di poter riprendere il lavoro nello stabilimento di Ripatetta, di cambiare passo, di informare la cittadinanza del loro calvario, giorno dopo giorno, sempre più duro e umiliante. Si sentono traditi e chiedono risposte e solidarietà, gli operai della ex Metalsifa, perchè è dura far fronte alle necessità della vita quotidiana, soprattutto quando c'è una famiglia che bisogna pur mandare avanti. Per alcuni giorni, quel gruppo di persone, in piazza Duomo, ha cercato di far capire alla gente come sono andate le cose e da lunedì 10 marzo ha "occupato" lo stabilimento. Un gesto simbolico, forse disperato, perchè sembra lontana la schiarita che era sopraggiunta quando, d'accordo la proprietà, si era costituita la Metalcoop, la cooperativa che avrebbe permesso la ripresa della produzione.
Poi, qualcosa si è inceppato, il cammino che sembrava finalmente in discesa non si è rivelato così agevole. Ora, davanti ai cancelli di quella che un tempo era un'azienda che contava 150 addetti, partono ancora gli appelli agli amministratori locali, al prefetto, alla stessa proprietà, perchè si faccia qualcosa. Ma in un giorno di marzo più invernale che primaverile, l'unica voce diversa è quella del vento che scende dalle colline.