Festeggiato; portato in trionfo; un fiume di affetto si è riversato su Vincenzo Morlacco quando la vittoria su Costantino Dell'Osso ha assunto i contorni della certezza. I suoi sostenitori in piazza Duomo e davanti alla sede del comitato hanno dato sfogo alla loro gioia, osannandolo come l'uomo incaricato di dare un calcio alla crisi in cui, da tanto tempo, versa la città. E il neo sindaco li ha assecondati al meglio, esibendo un sorriso genuino, concedendosi di buon grado ai cronisti, alle telecamere e a coloro che non hanno voluto perdere l'occasione per congratularsi per la sofferta vittoria, conquistata dopo un confronto serrato con Costantino Dell'Osso e l'alleanza di centrodestra. Anche noi ci siamo buttati nella mischia per raccogliere, a caldo, una sua dichiarazione quando le urla di gaudio erano ancora forti.
Dott.Morlacco, una vittoria conquistata sul filo di lana, come si dice in gergo sportivo. C'è più gusto a vincere così?
Non c'è più gusto o meno gusto. La vittoria è di chi ha scelto, della città; per cui, credo che il gusto sia uguale. Siamo soddisfatti perchè partivamo da un handicap abbastanza rilevante, in termini percentuali, registrato al primo turno. La situazione si è ribaltata grazie alla popolazione di Lucera e noi accettiamo l'esito del ballottaggio, così come, credo, lo accettino anche gli altri e in particolare l'amico Costantino Dell'Osso. Però siamo insieme; non siamo contrapposti. Siamo insieme sulla stessa barca e dobbiamo viaggiare insieme.
Tra il primo e il secondo turno, cosa è cambiato. Perchè è avvenuto il sorpasso?
Questa domanda andrebbe rivolta agli elettori. Probabilmente, al ballottaggio, la cittadinanza ha valutato l'uomo politico da un lato e il tecnico dall'altro e ha scelto il secondo perchè, forse, ritenuto più idoneo alla situazione della città.
Durante la campagna elettorale il suo staff ha fatto passare il messaggio dell'importanza della sua mitezza caratteriale. Lei è davvero un uomo mite e, quando sarà necessario, saprà tirare fuori le unghie?
Che io sia un uomo mite, nel senso che non mi piace la guerra per la guerra, è risaputo. Ma non è detto che la mitezza voglia anche significare arrendevolezza. Quando si presenterà la necessità di affermare delle verità riconducibili al bene comune, probabilmente tireremo fuori le unghie.