Quanto successo la sera di San Silvestro, mentre tutti festeggiavano l'arrivo del nuovo anno, l'esplosione che ha gravemente danneggiato un negozio di abbigliamento in via Zuppetta, impone una serie di interrogativi al cittadino della strada attento alle vicende della sua città. Ma una domanda spicca tra tutte e cioè cosa stia succedendo a Lucera, dove pare affermarsi la pratica violenta degli attentati tramite l'utilizzo di potenti ordigni capaci di devastare attività commerciali e arrecare danni a tutto quello che si trovi nelle vicinanze. In un mese, tre bombe, la cui deflagrazione si è udita abbondantemente in lontananza, hanno proiettato Lucera in una dimensione di incertezza e paura; si teme la presenza di un disegno criminale teso a condizionare ulteriormente la civile convivenza in un contesto già piagato da annosi problemi e afflitto da un evidente regresso socio-economico.
La sensazione che si coglie in quanto espresso dalla gente comune - almeno quella che sente minacciata la sua condizione di sicurezza - è che si sia giunti a un punto pericoloso in cui si rischia di perdere l'equilibrio e precipitare in un baratro abitato da sinistri spettri. Occorre una risposta decisa delle istituzioni; non servono soltanto le parole di indignazione, pure giuste, che in occasione degli attentati alle due macellerie sono giunte dal Sindaco. Le coscienze, quindi, devono mobilitarsi. Non ci risulta, per esempio, nessuna presa di posizione, un comunicato, dei Sindacati; niente da gran parte delle forze politiche presenti in Consiglio comunale; non pervenuta nessuna nota dalle associazioni di categoria; zero segnali di vita dagli ordini professionali e altri sodalizi presenti sul territorio. Scenario desolante; tutti distratti dalle libagioni delle feste, evidentemente.
Ci si chiede dove siano finite quelle persone - e dove sia finito il loro battagliero ardore - che dichiararono guerra a tutto e a tutti sulle barricate erette per difendere il tribunale.
La Marcia per la Pace, che il giorno di capodanno ha attraversato le strade del centro storico, un corteo che ha sfilato in Piazza Duomo tra distratti signori in ghingheri per lo struscio, adolescenti ipnotizzati dal dispaly dello smartphone e giovani pronti per la prossima birra davanti ai pub, però, ha portato la sua solidarietà alla proprietaria del negozio di abbigliamento colpito l'ultimo dell'anno. Un segno di vicinanza, un momento di umanità, espressi da persone qualsiasi che non avevano bandiere, che non esibivano prestigiose carriere, o titoli, o segni di potere. Solo una umile voce di speranza, la loro, che esiste e dice parole chiare. E quella voce ha bisogno di altre voci per diventare una, impetuosa e tuonante.
Se a Lucera parlano le bombe, alle bombe si risponde urlando con quanto fiato si ha in corpo, come quando si lascia la trincea e si va all'attacco delle posizioni nemiche, in una guerra giusta. Per avere tanto fiato in corpo, tuttavia, bisogna provare rabbia e essere in buona salute, in questo caso, civica.
E qui, purtroppo, c'è tutta la paura di inciampare in un grande dilemma.