Il Corteo storico di Lucera ha trent'anni, esordì, infatti, il 14 agosto 1983. Da allora, la manifestazione ha saltato un solo appuntamento, era sindaco Bonghi; ma non bisogna dimenticare la sconcertante edizione, qualche anno fa, incentrata su una inopportuna e sconclusionata sfilata in costumi rinascimentali, un vero insulto all'intelligenza.
Quella del Corteo, a Lucera, è la storia di una grande occasione mancata, perché, tre decenni fa, l'introduzione, nei festeggiamenti del Ferragosto, di un nuovo evento fece crescere un genuino entusuasmo; ruppe la monotonia della tradizionale festa patronale, proiettò Lucera nel novero dei comuni che si aprivano ad esperienze storico-folkloristiche da lanciare sul piano della valorizzazione turistica, ma non trovò il modo di crescere. Al di là del tema trattato, che aveva sullo sfondo la deprecabile (per noi) distruzione della Colonia saracena, il Corteo storico coinvolgeva un discreto numero di giovani, tra i quali serpeggiò presto, alla luce del boom che si registrò in quel periodo di manifestazioni rievocative in costume, l'idea di organizzare attività strettamente connesse con quel filone. Ci riuscirono solo i gruppi di trampolieri, mentre i propositi di dar vita, come si disse, a laboratori artigianali per realizzare costumi e accessori (calzature, copricapi, armi e armature) si arenarono miseramente per l'insensibilità delle amministrazioni civiche e per il disinteresse che inevitabilmente affiorò. Nonostante occasioni in cui sfilarono più di quattrocento figuranti, con numerosi cavalli, carri e sontuosi costumi, il Corteo storico è da tempo stancamente passato tra le cose che si devono fare perché così vuole la tradizione, e ha perso impatto ed efficacia pure per via dei pochi fondi destinati per realizzarlo. Senza contare la cronica mancanza di manifestazioni collaterali, come mostre d'arte, spettacoli e convegni sul medioevo (una settimana medievale non sarebbe male), e l'incomprensibile scomposizione, vista anche ieri, in due tronconi, uno angioino e uno federiciano, che contribuisce - a nostro modo di vedere - alla generale banalizzazione dell'evento. Urgerebbe, quindi, un piano di rilancio, con l'introduzione di nuove idee, nuovo entusiasmo e la riproposizione del Torneo delle Chiavi. Possibilmente, facendo partire la macchina organizzativa con alcuni mesi di anticipo.