Tredicimila euro. Tanto è costata una cena in un ristorante di Vieste ad un gruppo di turisti olandesi, sicuramente milionari, approdati in yacht sulle coste del Gargano.
Tavola imbandita con piatti sopraffini firmati da uno chef e tante bottiglie di pregiato champagne anche da portare a bordo. I turisti, cinque persone, pare non abbiano battuto ciglio quando è giunto il conto, anzi avrebbero espresso gradimento per il menù e l'ospitalità del locale. La vicenda è finita sui media nazionali, con tanto di foto dello scontrino su cui campeggia il vistoso totale che corrisponde a quanto portano a casa molti lavoratori in un anno, soprattutto al Sud. Una cifra esorbitante per le famiglie che fanno i salti mortali per arrivare a fine mese, ma, evidentemente, poca cosa per coloro che i soldi li fanno a palate e hanno voglia di godersi la vita a mille.
Tutto normale, si intende, soprattutto se il denaro speso è guadagnato onestamente e rappresenta il giusto riconoscimento al lavoro di persone - in questo caso un ristoratore della nostra provincia - che, con grande impegno, raggiungono livelli di eccellenza tali da poter esigere cifre di quel tipo.
La notizia, se vogliamo, è una non notizia, perché nei luoghi in cui si celebrano le gesta dei cosiddetti vip, con mega imbarcazioni ormeggiate al molo e stuolo di paparazzi al seguito, in certi locali si entra con le carte di credito belle cariche o imbottiti di banconote. Quindi, nell'iperuranio dei ricconi, e dei presunti tali, la cena di Vieste è ordinaria amministrazione, una capatina in un locale carino, come d'abitudine.
Restano, però, alcune considerazioni - forse retoriche, ma antiche come le disparità che hanno segnano la storia dell'uomo: perché, sulla faccia della Terra, pochi hanno tanto e tanti hanno poco? Perché, in un mondo che si ubriaca di modernità, risollevare dalle loro pene coloro che arrancano è sempre così difficile? E perché si finisce per vivere senza sogni, amando le proprie catene?