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L'amaro calice del vandalismo quotidiano a Lucera
 

Una mano sacrilega, armata di bomboletta, ha vergato di vernice nera la Torre del Re, detta anche del Leone, della Fortezza Svevo-angioina, a Lucera.
Ovviamente, si tratta di scritte di insondabile imbecillità, ulteriore riprova del vuoto assoluto di cui sono fatti certi cervelli, portati a spasso con disinvoltura in un panorama avvilente di impressionante vastità. Ce ne vuole davvero, di coraggio, per arrivare a compiere una cosa del genere ai danni di un monumento che, seppur malridotto, è capace di ispirare sentimenti di grandiosità e mistero persino in un lèmure del Madagascar. Di certo, l'autore dello scempio mai si azzarderebbe a maltrattare uno smartphone, o l'ultimo, agognato paio di scarpe visto ai piedi di uno dei tanti nuovi "eroi" della peggiore tv commerciale.
Gravi colpe, quindi, hanno questi individui, figli di chissà quali distratti genitori, allievi di chissà quale scuola avvilita dalla sua stessa impotenza, vittime di chissà quale mondo di menzogna e di sottile violenza morale.
Gravi colpe. Ma non le peggiori.
L'amaro calice del vandalismo quotidiano, un vandalismo bianco, ci viene servito, non tanto da questi manipoli di analfabeti della cultura e del senso civico, ma da coloro che sono, o sono stati, ai posti di comando di questa città; quelli, cioè, che, da anni, riempiendosi la bocca di luoghi comuni, argomentano di una presunta città d'arte o si baloccano con ardite ipotesi di incontenibili flussi turistici, lasciando, però - alla faccia della coerenza - la Fortezza svevo-angioina e altri luoghi della memoria abbandonati a se stessi (che ne dite dell'immondezzaio delle Terme romane?), bersagli privilegiati delle scorribande degli energumeni del cui operato oggi, per l'ennesima volta, ci indignamo.  
Se si è disposti, nell'intimo del cuore, a riconoscere al Castello la valenza di pilastro della nostra identità storico-culturale, viene lo sconforto, notando le erbacce che in enorme quantità trionfano tutt'intorno e all'interno del monumento, nonché sulle stesse mura, facendo flora della vergogna con gli alberelli di pino che ormai, robusti, spiccano in più punti sulla cinta muraria. Nonostante le numerose segnalazioni, pare sia impossibile intervenire per rimuoverli. Sarebbe più facile, per ognuno di noi, essere ricevuti alla Casa Bianca dal presidente Obama, che essere ascoltati da Palazzo Mozzagrugno, nel suo insieme.
L'indifferenza, la superficialità e la supponenza da parte di chi dovrebbe avere il compito di fare gli interessi dei cittadini generano lo scenario ottimale in cui si esprime ogni follia devastatrice. Se un luogo è lasciato nel degrado, se comunica un senso di scarso valore è esposto più di ogni altro alla protervia di menti annichilite.
Perciò, i cittadini, ora, chiedono che si intervenga in modo adeguato per cancellare quelle scritte e per rimuovere le erbacce, i rifiuti e le parole vuote di cui non sentiamo il bisogno.



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La Torre del Re violata da scritte di insondabile imbecillità
Una città d'arte tiene in questo stato i suoi monumenti?
Erbacce altissime, più di un metro. Vergogna!