Il Gruppo Riscrivere la Storia in dissesto continua a vigilare sulla Fortezza Svevo-angioina di Lucera e a rimarcare le incongruenze relative alla vicenda dei lavori nell'area dei casoni angioini. E se la prende ancora con la Soprintendenza, e non solo.
Le copiose nevicate dello scorso inverno. Furono quelle, agli occhi di chi guardava, ad interrompere i lavori che la soprintendenza aveva promosso nell'area dei cosiddetti casoni angioini all'interno della fortezza di Lucera. Dallo scorso inverno, il cantiere installato dall'impresa incaricata dalla soprintendenza è chiuso ed è stato sostanzialmente abbandonato da coloro che sono stati deputati ad esserne responsabili.
Solo qualche mese fa, alla richiesta di chiarimenti da parte nostra, la soprintendenza rispose dicendo che “l'intervento promosso da questo Ufficio in seno ai cosiddetti casoni angioini (iniziato nel settembre del 2011) è stato ultimato per quanto attiene alle attività di scavo e di indagine archeologica” aggiungendo che “restano da portare a termine alcune lavorazioni di rifinitura e di stilatura dei giunti tra i conci delle creste murarie, operazioni, queste, che sono state rinviate nel periodo estivo”. In quell'occasione facemmo notare che sul tabellone in bellavista sulla recinzione del cantiere c'è scritto che i lavori avrebbero avuto una durata di 120 giorni. Ad oggi, il rifacimento delle creste murarie è incompleto, invece quello già eseguito sul primo casone e su metà del secondo, risulta danneggiato e scrostato perché eseguito, a nostro parere, in maniera molto superficiale.
Nel periodo estivo, smentendo quanto dichiarato nella lettera, nessuna operazione di quelle specificate nella missiva è stata svolta. Infatti, pare che l'unico intervento condotto all'interno del cantiere sia stato quello di qualche settimana fa, nel quale è stata tagliata l'erba selvatica che era diventata il simbolo visibile dello stato di abbandono in cui si trovava quell'area.
Tirando le somme, il nostro rapporto epistolare con la soprintendenza ha prodotto solo carta, promesse disattese, risposte ambigue e per certi versi consapevolezza da parte nostra, di essere stati presi in giro. A questo bisogna aggiungere che una voce sicuramente più autorevole della nostra non sembra che stia facendo di tutto affinchè vengano portati a termine i lavori. I nostri amministratori dovrebbero farlo.
Attualmente la situazione nel castello non cambia. La recinzione è sempre lì, i lavori previsti dalla soprintendenza ancora non sono stati ultimati e l'area in corrispondenza del percorso più di passaggio dell'intera fortezza offre uno spettacolo indecoroso.
La soprintendenza che, come si intuisce facilmente dal termine stesso, ha il compito di vigilare sui beni e sulle attività culturali, stenta a far completare un intervento promosso da se stessa all'interno di un monumento pubblico. Agli occhi di normali cittadini, si fatica a comprendere come mai un intervento che appare talmente semplice possa portare con sé una serie di disguidi.
Come già ci era parso dall'inizio di questa faccenda, questa storia continua ad essere piuttosto ambigua. Oppure, più semplicemente, è la soprintendenza a non essere chiara. E nel frattempo...sta tornando anche l'inverno.