Sergio Marchionne contro Matteo Renzi, e non solo. L'amministratore delegato di Fiat, rispondendo alle accuse del giovane candidato alle primarie del centrosinistra, che si era detto, in sostanza, deluso dalle politiche industriali del Lingotto, ha dichiarato che Renzi è il sindaco di una piccola e povera città. E, quella città, si chiama Firenze. E' temerario, Marchionne, non c'è che dire. Si è buttato in picchiata sul simbolo del Rinascimento con l'incoscienza di chi sa di non avere armi, se non la spocchia e il cattivo gusto del suo dire; a poco è valso aggiungere, in seguito, che i suoi commenti sono stati estratti dal contesto. Lui sa, come tutti, cosa rappresenti nella storia dell'Umanità il capoluogo toscano. E, proprio per questo, le sue parole costituiscono un'offesa a tutto il Paese, alla nostra storia, al progresso culturale, civile e morale a cui Firenze ha contribuito in maniera determinante. Stupisce, oltre tutto, il silenzio del Presidente della Repubblica. Marchionne - si sa - ama i grattacieli di Detroit, il pragmatismo kissingeriano degli americani e i meccanismi che regolano il mondo del lavoro, oltre oceano, secondo i quali i dipendenti, gli operai valgono solo per quello che sono in grado di produrre. Una logica padronale (ha ragione Vendola) e chi ha da ridire subisce la rappresaglia. Bene hanno fatto i fiorentini a rispondergli: "noi abbiamo il David (di Michelangelo), Fiat ha la Multipla", vale a dire, in riva all'Arno c'è la gloria eterna del genio umano, a Torino, invece, si realizzano cose lontane anni luce da quella imperitura bellezza, con tutto quello che ne consegue in termini di importanza sui mercati. Sentirsi capaci di esercitare il potere (piccolo o grande), genera in alcuni il difetto di abbandonarsi agli eccessi e, se attaccati, si trincerano nella loro corazza, che credono impenetrabile, in ossequio solo al loro egocentrismo, di cui si inebriano. Li vedi, così, sputare sentenze; affannarsi ad inventare di tutto; pescare nel torbido, sordi al pensiero che il potere senza autorevolezza è solo uno strumento per imprigionare, in un mondo claustrofobico, tutto e tutti. Ed è la cifra di un fallimento che prima o poi è destinato ad arrivare. In giro, c'è tanta gente di questo tipo, rintanata in ogni ambito, dalla politica all'imprenditoria, dalla cultura ai media, allo sport. A far danni e, se possibile, anche affari. |