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Democrazia e confronto, Lucera innesta la retromarcia
 

Nel drammatico passaggio che la città di Lucera sta vivendo, assistiamo, sconcertati, a una iniziativa della Giunta comunale, espressione della maggioranza di centrodestra, che assesta un grave colpo al rapporto tra Palazzo e opinione pubblica. Con la delibera 235 del 12 settembre si inaugura, infatti, un'offensiva nei confronti di coloro che dovessero dissentire dal pensiero unico, invitando il dirigente del Contenzioso e i legali del Comune, dopo opportuna segnalazione, a intraprendere, in caso di dileggio nei confronti degli amministratori, azioni legali a 360 gradi, anche guardando a ciò che viene espresso su facebook o twitter.   

In sostanza, l'Amministrazione oltre ad avvisare le testate giornalistiche locali (perché solo quelle locali?), mette sul chi va là addirittura i liberi cittadini che interagiscono sui social network in discussioni che riguardano i problemi della città e la gestione della cosa pubblica. Niente dileggio e denigrazioni, stop alle battute corrosive o ad altro sugli amministratori, ci potrebbe stare l'azione legale. 
Ci perdoni, signor Sindaco, ma lo consideriamo un provvedimento infelice e una vera e propria intimidazione. Oltre tutto, anche Lei si è iscritto a facebook, e, questo, ha lasciato intendere la volontà, da parte sua, di comunicare e scambiare pareri informalmente, come - tra la Sua gente - farebbe in strada, dove ci può scappare la contestazione o la parola sopra le righe.

Con questo atto, Palazzo Mozzagrugno si pone in una posizione anacronistica, ottocentesca.
Nell'era della comunicazione globale, che permette a tutti di vivere la Rete come se fosse un'immensa piazza per il confronto libero e democratico, a Lucera ci si barrica dietro la paura, ci si rintana nelle segrete del pregiudizio, si alza bandiera bianca di fronte alla chiamata della modernità.
Avviandosi su questa strada, è come se la sede del massimo ente comunale diventasse una sorta di palazzo baronale che si erge inaccessibile sui feudi di proprietà, in cui sono compresi la vita, i pensieri e i sogni delle persone (quelle che rimangono), come ai tempi del più buio latifondismo; e botte al cafone che non si toglie la coppola quando passa il padrone.
E' questa l'immagine che ci rimbalza alla mente, attinta da pagine ancora oggi dolorose della nostra storia di Meridionali, spesso cornuti e mazziati.             

Paradossi a parte, come si fa a parlare di città d'arte e della cultura se si istituzionalizza il rancore e si esercita la pratica del potere con in faccia disegnato il ghigno della sfida?
Si aggira un senso di decadenza - ma vera - per le strade e le piazze di Lucera, cari Sindaco e Assessori; un'atmosfera crepuscolare è percepibile finanche nei luoghi in cui è ancora possibile decifrarla, la grandezza del passato così poco onorata e amata.      
Quello che i cittadini esprimono, a volte causticamente, è la voglia di non arrendersi al disfacimento, a cui si pone rimedio solo con la buona amministrazione, fatta con la gente e per la gente.
E' un modo, se vogliamo, per essere insoddisfatti della morte.



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