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Arresti e affanni, Lucera rinneghi la sua parte peggiore
 

L'operazione condotta dagli agenti del Commissariato di Lucera, con il concorso della Squadra Mobile di Foggia e del Comando provinciale dei Carabinieri, volta a sgominare una pericolosa organizzazione criminale, ha avuto una vasta eco anche sui media nazionali per la presenza di quattro carabinieri tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi. Quattro tutori dell'ordine che avrebbero rinnegato la divisa dello Stato, schierandosi dall'altra parte, al fianco di chi delinque: un colpo per i cittadini, già alle prese con uno scenario poco confortante per altre recenti vicende.
Le istituzioni, ovviamente, hanno dato prova di solidità ed efficienza, individuando, con meticolose indagini, le mele marce e facendo piazza pulita (Reset), nel contempo, di un sodalizio delinquenziale aggressivo e disposto a tutto.

Sono gli uomini che fanno le istituzioni, il loro valore e la capacità di vivificarle con il senso del dovere. 

Non è passata una strega cattiva che ha ordito un malefico sortilegio. E' l'ora di serrare i ranghi, nell'abbacchiata landa lucerina, e riflettere su quanto ampio sia lo spazio in cui avviene la civile convivenza. Guardiamo ai magistrati coraggiosi che osano spingersi sin dentro gli inviolabili santuari del malaffare; agli uomini e alle donne che danno dignità al loro quotidiano con scelte spesso difficili, e senza chiedere medaglie e onori; agli amministratori della cosa pubblica, sempre pochi, che si battono perché quella dignità di cittadini non sia calpestata; agli insegnanti che a scuola tentano di spiegare a ragazzi-utenti che la televisione è tutto un bluff e che studiare è un'assicurazione sulla vita, mentre un costoso cellulare da urlo è solo un simbolo di schiavitù; a quella parte della Chiesa che chiama i fedeli a capire quanto sia importante affacciarsi sulle cose del mondo; alle forze dell'ordine che pur mal pagate, e spesso con mezzi limitati, continuano ad essere il baluardo della legalità.

Questo, nella Lucera che patisce perché non si sta un granché bene, mentre smobilitano il tribunale, impoveriscono l'ospedale, sottraggono chissà cos'altro, servirebbe a dare sostanza a espressioni, come ricambio generazionale, nuova classe dirigente, nuovo ceto politico, che stanno rimbalzando in questi ultimi tempi di bocca in bocca, e che tanti pronunciano quasi fossero formule magiche di un rito propiziatorio che sana le ferite e cancella le responsabilità. 

Riprendere il filo, quindi, e riarticolare parole e pensieri che conducano a un'idea condivisa del bene comune, dove, però, non siano di casa lobbisti, doppiogiochisti di professione, spose a lutto spaventate dal futuro, narcisi declamatori di uno splendore che non esiste più da tempo immemore, gregari di partito al servizio dei soliti noti che poi scappano con il malloppo di voti e tanti saluti.

Bonificare il territorio morale, disincrostando le conseguenze di decenni di lassismo e ripetute vessazioni dei diritti. Chi è pronto per la sfida non ha bisogno di dirlo; deve cominciare a fare.



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