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L'ultimo oltraggio alla Quercia di Santa Justa
 

Un grande tizzone ardente. Mani ignote hanno dato fuoco ai resti della Quercia di Santa Justa, l'albero monumentale che sorgeva in contrada Fontanelle, a qualche chilomentro dalla Fortezza Svevo-angioina. In queste ore, il possente tronco e i grossi rami bruciano ancora in un letto già cospicuo di cenere e il fuoco, lentamente, sembra poter divorare ogni fibra della gigantesca roverella, sotto la cui chioma in una lontanissima e calda estate, secondo la tradizione, trovò ristoro niente meno che l'imperatore Federico II di Svevia.
La Quercia di Santa Justa si è abbattuta al suolo, malata e gravata dai secoli di vita, nello scorso dicembre a causa delle forti raffiche di vento.
A più riprese era stata lanciata l'idea di poterla recuperare per farne, dopo apposito trattamento, un monumento da sistemare da qualche parte in città, al fine di tramandare alle future generazioni il ricordo di tale prodigio della natura. Ma, secondo quanto appreso nei mesi scorsi, un sopralluogo di personale del Comune in compagnia di un non precisato esperto decretò l'impossibilità di procedere al recupero a causa della degenerazione del legno, diventato spugnoso.
Ma chi può aver appiccato il fuoco ai resti della Quercia di Santa Justa che, pur dopo quella misera fine, destavano ancora rispetto e, se vogliamo, rabbia?
Secondo voci da noi intercettate, e da prendere ovviamente con la dovuta cautela, l'ultimo oltraggio all'albero monumentale potrebbe essere nato nell'ambito di una disputa tra soggetti interessati ad assicurarsi la notevole quantità di legna da ardere che si poteva recuperare.



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La Grande Quercia consumata dal fuoco
Vittima di una probabile disputa per la legna da ardere
Resta ben poco dell'albero che offrì ristoro a Federico II