Cammino sempre più difficile per il centrodestra a Palazzo Mozzagrugno, qualcuno vicino a quello schieramento parla già di stato precomatoso. Sulla vicenda del Contratto di Quartiere, la seduta del Consiglio comunale di venerdì 16 marzo si è nuovamente sciolta dopo che l'opposizione, non senza aver sparato ad alzo zero sulla maggioranza, ha abbandonato l'aula, facendo venir meno il numero legale. Alle 9,45, la ri-partenza con 21 presenti dopo una sospensione e la domanda del socialista Ruggiero circa l'urgenza data alla nuova convocazione dell'Assise che avrebbe potuto tornare in aula lunedì o martedì. E così, dopo lo spazio riservato alle variegate interrogazioni, ecco l'accapo del Contratto di Quartiere, in discussione una modifica alla Convenzione. Dai banchi del governo cittadino, anche il dirigente dell'Ufficio Urbanistica, architetto Lucera, ha provato a rispondere, in virtù dell'intenso lavoro svolto sulla materia a stretto contatto con i tecnici della Regione, alle perplessità ribadite ancora dalla minoranza che non si fida e teme che, col tempo, possano insorgere aspetti dai risvolti negativi per l'Ente comunale e quindi per la collettività, con lo spettro dei contenziosi, come la storia recente insegna per altre vicissitudini urbanistiche, 167 in testa. Nelle dichiarazioni di voto, quando la maggioranza viaggiava già a fari spenti, Gianni Pitta, proteso a ricordare le ricadute positive per la città, con l'ammissinone delle lacerazioni dello schieramento di cui fa parte, ha chiesto un gesto di responsabilità, invitando i colleghi dirimpettai a non lasciare i lavori. Ma, la risposta è stata piccata: l'opposizione non corre in soccorso di nessuno e non accetta lezioni, men che meno da una coalizione che ha espresso così tante giunte in questi anni e, soprattutto, ha sottolineato con fermezza (ascolta l'intervista al consigliere Ruggiero cliccando sul lettore a fondo pagina) che la mancata approvazione del punto non comporta l'affossamento del Contratto di Quartiere. E' necessaria maggiore chiarezza, per la minoranza, anche tra gli stessi esponenti del centrodestra, su cui ricade tutta la responsabilità del modo in cui la faccenda è stata sin qui gestita. In conclusione, Di Battista ha proposto il ritiro dell'accapo: sette, sono stati i sì, otto i no. La seduta avrebbe dovuto continuare, ma, in aula, c'era solo quel poco che rimane del centrodestra. |