Ieri sera, a Lucera, ore 19,30
La signora di mezza età esce dal supermercato e con la mano sinistra si tura il naso nel mentre, con l'altra, porta a sé la busta di plastica, quasi a proteggere dal fetore quanto acquistato. "Che schifezza, che schifezza", ripete e in un secondo, sgaiattola nell'abitacolo dell'utilitaria dove l'aspetta il marito, motore acceso.
Lucera sotto attacco, ma non ci sono bombardieri a segnare il cielo di una sera di inizio novembre, però. Non è in atto un lancio d'artiglieria con proiettili caricati a iprite. E' il solito mostro, mefitico polifemo, che, uscito dal suo antro, manovra l'infernale armamentario, aspergendo l'aria, cinico esecutore della maledizione.
Disguso, colpi di tosse, imprecazioni rimbalzano nella maleodorante (e per tanti motivi) città d'arte. La puzza ti violenta; ti allontana; reclama ogni spazio. Ti dice: "qui comando io".