Nulla di nuovo da Palazzo Mozzagrugno, almeno ufficialmente, in merito alle dimissioni del sindaco Pasquale Dotoli, chiuso nel suo silenzio. Il primo cittadino avrà tempo per ripensarci fino al 16 novembre, quando scadrà il canonico periodo di venti giorni. A lavoro per mediare, il coordinatore provinciale del Pdl, Mazzone, il quale passa con voce sempre più flebile da un microfono all'altro per spiegare, con sempre meno voglia di perdonare, però, che i rappresentati locali del suo partito non sono così cattivi e irresponsabili come vengono dipinti dagli avversari. Certo, ci sono quelli con i quali non è neanche possibile tentare di riannodare un discorso, ma i più, sotto la sua paterna supervisione, potrebbero riallinearsi a un'idea comune con la speranza che quelle del sindaco siano, anche questa volta, dimissioni ad elastico, come diceva Montanelli, cioè pronte a rientrare.
Una cosa è certa, il Primo cittadino ne ha di veleno in corpo, secondo alcuni, salito a livelli di tsunami dopo l'ultima fregatura rifilatagli in Consiglio comunale e pronto a tracimare per investire tutti al grido di Muoia Sansone e tutti i filistei. Un'evenienza che sarebbe temuta come la peste nera.
Al di là dei propositi di Dotoli (già sollecitato, pare, nei mesi scorsi dal Prefetto e anche dal Vescovo, a rimanere in sella per il bene comune), dell'olimpica pazienza di Mazzone e dei contorcimenti del Pdl, è forte lo sconcerto dei cittadini, molti dei quali hanno considerato, dopo la nascita e la morte di ben cinque giunte e tutto quello che si è sviluppato intorno, quest'Amministrazione come un sorvegliato speciale, chiamato ogni giorno a certificare i suoi buoni propositi e l'aderenza alla realtà dei problemi che assillano la città, tantissimi.
Comunque vada a finire, Lucera deve pensare, ritiro o meno delle dimissioni, arrivo o meno del commissario prefettizio, che è il momento di uscire da questa lunga era glaciale che ha congelato la speranza e dedicarsi, tralasciando miseri interessi di bottega, a selezionare un ceto politico, in tutte le direzioni, che sia potente motore ben carburato del suo destino e non sadico cocchiere a cassetta, facile allo scudiscio e alla bestemmia.