Pasquale Dotoli, con le dichiarazioni rese nel corso della conferenza stampa convocata a seguito dell'arresto del consigliere comunale del Pdl Vincenzo De Peppo, aveva cercato di alzare una cortina protettiva intorno al governo cittadino; la Giunta non c'entrava con l'iniziativa dell'indagato che è stata strettamente personale. Anzi, il Sindaco ha specificato, nel documento letto al cospetto dei giornalisti e che sarebbe stato fatto pervenire agli inquirenti, di essere il primo responsabile politico dell'operato dell'Amministrazione e che tutti gli assessori, che sono collaboratori del Sindaco, svolgono le loro funzioni su sua delega.
Parole importanti, che miravano a collocare la vita dell'Esecutico in una dimensione quasi asettica rispetto al contesto, più aperto e meno controllato, in cui si muoverebbero i consiglieri. Parole che, dopo l'arresto dell'assessore ai Lavori Pubblici, un tecnico, l'architetto Ruggiero Corvino, 61 anni, hanno pesato come macigni su Dotoli e sul suo ruolo di garante della correttezza della squadra di amministratori.
Non sappiamo se il Sindaco fosse al corrente dell'approssimarsi della bufera fino ad oltrepassare quel limite che secondo il suo racconto divideva gli assessori dai consiglieri; certo è che proprio quelle dichiarazioni, con relativa assunzione di responsabilità, hanno messo Dotoli, sul piano politico, nella condizione di dover necessariamente rispondere in prima persona di quanto successo.
Le dimissioni della Giunta sono state formalizzate; si apre una fase non sappiamo, però, fino a che punto nuova. Gli interrogativi, solo il Primo cittadino potrà chiarirli, possibilmente senza soluzioni pasticciate e in ossequio ai desiderata degli alti papaveri provinciali e regionali.
Intanto, al di là delle possenti bordate partite dall'opposizione, e al cospetto di una città piagata da anni di immobilismo, è la gente a chiedere finalmente pulizia e un passo indietro, ma anche di più, alla classe politica con estrema decisione. Si sta creando lo stesso clima che nel 1992 caratterizzò le inchieste nazionali passate alla storia come Tangentopoli.
A Lucera, tra chi auspica un effetto domino nella caduta dei bastioni del potere politico-affaristico sotto i colpi della Magistratura e chi, alla finestra, guarda agli eventi di questi giorni con maggiore prudenza, spira, comunque, un'aria diversa. E non è solo a causa del profumo dei giorni di primavera.