Domenica prossima, primo giorno di maggio, cominciano i play out dell'Eccellenza Puglia; è la partita di andata, sette giorni dopo si giocherà il ritorno e, il 15 maggio, la finale. Era un obiettivo ambito dal Lucera Calcio, disputare gli spareggi per evitare la retrocessione, e i Biancocelesti con un finale di stagione sorprendente, quel posto sono riusciti a conquistarlo, pur senza ricevere stipendi, pur essendo stati abbandonati dalla Società, dissoltasi come neve al primo sole di primavera. Non è servito a nulla. Come è noto, i giocatori hanno detto basta, dopo aver capito che non sarebbero mai stati pagati, perchè la nave era affondata e il comandante scappato da un pezzo. Niente allenamenti, stadio deserto; si dice, e ci siamo anche stancati di chiedere, chiedere, chiedere, che il Castellana sarà affrontato con la Juniores, per quello che potrà servire e se c'è ancora una Juniores. Si chiude nel modo più inglorioso un capitolo della storia biancoceleste, con la disfatta totale del calcio lucerino, sportiva e morale; un paesaggio devastato nel quale, coperti dalle macerie, affondano persino gli importanti risultati conseguiti in questi anni, come la Coppa Italia regionale, la Supercoppa Puglia e le partecipazioni ai play-off. Il Lucera Calcio, nella stagione 2010/11, è stato lasciato morire, una lenta eutanasia cominciata con l'inconprensibile affidamento della squadra alla guida tecnica sbagliata. Ancora oggi, non riusciamo a capire come una dirigenza esperta e consapevole delle difficoltà del campionato di Eccellenza Puglia potesse immaginare di affrontare la stagione in quel modo e con una nidiata di ragazzini in panchina. E ci si è accorti dell'avvilente sequela di risultati negativi, frutto della spaccatura tra allenatore e squadra, tardi, troppo tardi. Poi, si è potuto solo elemosinare la firma di qualche daltonico soldato di ventura. Al Lucera Calcio è stata data la morte giorno dopo giorno, ciniche gocce di veleno, instillate una ad una (si chiama indifferenza), anche quando uno straordinario Teodoro Torre, abbracciata la croce, ha tentato una difficile rianimazione nel nome di quella Maglia onorata tante e tante volte. Ora che non c'è più nulla, ora che il Comunale è popolato di fantasmi, ora che alla mente ci tornano i goal di Cannarozzi, i voli d'angelo di Curci, la tenacia di Salinno, le planate di Carminati, la rudezza di Palumbo, il sorriso bambino di Mastropasqua, come in un vecchio film che non ci stancheremmo mai di vedere, i veri tifosi chiedono che almeno al funerale non vi siano inutili litanie, finte lacrime e vuote parole di facciata da parte dei soliti noti. Meglio il silenzio: è meno disonorevole. |