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Area Vasta, l'intervento di Di Battista (FLI) in Consiglio comunale
 
Riceviamo e pubblichiamo, l'intervento sulla candidatura di Lucera a capofila di Area Vasta, durante il Consiglio comunale del 28 febbraio, del consigliere di Futuro e Libertà, Francesco Di Battista.
 
In data 31 maggio 2010, la Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, in persona del Commissario Liquidatore, dott. Marotta, inviava al Comune di Lucera, e a tutti gli altri 29 Comuni nonché all’altra Comunità Montana dei Monti Dauni, quella settentrionale, una nota cui si allegava la proposta di convenzione del Piano Srategico dei Monti Dauni – Area Vasta.
In data 17 giugno 2010 questo Consiglio Comunale, richiamando la predetta nota, affrontava la discussione e decideva di non approvare la proposta convenzione, ritenendo all’unanimità, che il procedimento messo in atto dal comitato dei Sindaci non fosse stato rispettoso delle fondamentali regole di natura sia politica che amministrativa.
Sulle questioni politiche diremo in seguito; è il caso, adesso, di soffermarsi invece sulle procedure amministrative e di legittimità.
Per perseguire gli obiettivi sanciti dalla normativa che istituisce le Aree Vaste, i soggetti aderenti devono dotarsi di uno strumento di condivisione che, notoriamente, è rappresentato da una convenzione, cioè da un contratto tra le parti interessate, con il quale le stesse prendono reciprocamente impegni tra loro e verso i terzi.
Ora, in data 3 novembre 2007, ciascuno degli enti aderenti al piano strategico, sottoscriveva una convenzione e in quella sede, oltre ovviamente a regolare i rapporti tra gli stessi, veniva individuato quale ente capofila, la Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, presieduta dal sen. Carmelo Morra.
L’Area Vasta dei Monti Dauni, quindi, parte ed inizia a lavorare, a progettare, a programmare ecc. Ora, sulla bontà o meno di tale lavoro, progetti e programmi, sui quali molto ci sarebbe da discutere, credo non sia il caso in questa sede, soprattutto perché, viva Dio, il passato è passato e quindi evitiamo di appesantire ulteriormente il dibattito.
Si arriva al febbraio 2010, quando con la legge regionale n. 5, le Comunità Montane vengono soppresse; non esistono più; esistono solo dei commissari liquidatori che sono chiamati, per legge, a svolgere esclusivamente il proprio compito.
Qual è questo compito? Provvedere alla liquidazione, appunto. Come si effettua la liquidazione? E' esattamente pari pari ad una curatela fallimentare, per cui vi è l’obbligo di riscuotere i crediti e di pagare i debiti. Punto. E basta. La liquidazione può durare settimane, mesi o anni, a seconda della complessità della situazione.
Comunque, con tale soppressione è venuta meno anche la Comunità Montana presieduta dal sen. Morra che, come detto, fino ad allora era capofila di Area Vasta.
Si è reso, pertanto, necessario individuare un nuovo ente capofila poiché la Comunità Montana non esiste più. Da febbraio.
E se non esiste più, come mai la stessa il 31 maggio ci invia la nota di cui ho detto all’inizio? Se non esiste più, come mai nella bozza di convenzione allegata alla nostra delibera del 17 giugno, e precisamente all’articolo 2 della stessa, tra l’elenco degli enti facenti parte del Comitato dei Sindaci di Area Vasta, compaiono entrambe le comunità montane soppresse?
E compaiono anche nell’elenco dei soggetti sottoscrittori della convenzione.
La domanda più immediata che mi viene da porre è la seguente: se le Comunità montane continuano a far parte di Area Vasta, allora perché gli è stato tolto il ruolo di capofila? Delle due, l’una: o la Comunità Montana fa parte di Area Vasta e, dunque, può anche continuare a svolgere il ruolo di capofila o, come io credo, poiché non esiste più, non solo non può più essere capofila, ma, a maggior ragione, non può proprio far parte di Area Vasta.
Ora, se è vero come è vero, che tutti i Comuni che hanno ratificato Bovino quale capofila, per farlo hanno dovuto approvare proprio questa convenzione, il risultato è che hanno approvato l’aria fritta, perché la convenzione è per quanto esposto nulla o comunque non valida e perciò tutti saranno costretti a tornare nuovamente nei rispettivi Consigli Comunali per approvare una nuova convenzione, stavolta legittima.
Quanto a questo Consiglio Comunale, cari colleghi, siamo stati fortunati perché, pur non sapendo, pur non rendendocene conto, me per primo, abbiamo fatto la cosa giusta da fare.
E siamo stati gli unici a fare la cosa giusta; poiché, anche nel caso in cui qualche comune avesse approvato una convenzione diversa e magari corretta perché non comprendente le comunità montane, occorrerebbe comunque rifare tutto da capo in quanto alcuni comuni hanno approvato un tipo di convenzione ad altri invece un altro tipo.
Se così fosse, immaginatevi la scena… ridicola.
Per esempio, il Comune di Deliceto ha certamente approvato la convenzione così come quella che è stata inviata a noi, quella cioè invalida, mentre da alcune sommarie informazioni che ho avuto ma che sono tutte da verificare naturalmente, altri Comuni avrebbero approvato una convenzione diversa.
Ebbene, al di là della manifesta incapacità e superficialità di chi ha predisposto tale convenzione e su questo occorre necessariamente approfondire la questione e di questo, l’amministrazione ha il preciso obbligo di andare fino in fondo, un dato è certo: 29 contro 1, cari colleghi? O zero a zero, per rimanere in tema calcistico?
A mio avviso, continuando a parlare calcisticamente, nel momento in cui approveremo la odierna proposta di delibera, andremo noi in vantaggio per uno a zero.
E, comunque, a scanso di ogni possibile equivoco e venendo a parlare su di un piano più squisitamente politico, innanzitutto è profondamente sbagliato parlare di 29 “contro” 1 o 15 “contro” 14 ecc..
Dobbiamo, invece, parlare di 30 Comuni che, tutti insieme, si accordano, programmano, progettano per il territorio; non come si è fatto fino ad ora, dove ci si è preoccupati (tutti indistintamente o quasi) del proprio orticello, ma aprendo la mente, perché soltanto così si può cogliere realmente il senso e la portata di Area Vasta che è senza dubbio una importantissima opportunità per l’intero territorio interessato.
Per arrivare a fare le cose in maniera condivisa è indispensabile che siano rese pubbliche le vicende del recente passato, in modo tale che ciascuno possa farsi un’idea precisa su quali sono e di chi sono le responsabilità.
E su questo, lo voglio dire con assoluta chiarezza, questa amministrazione ha delle responsabilità, perché dal 17 giugno, data in cui come detto abbiamo sostanzialmente bocciato Bovino e dato mandato al Sindaco di trovare una soluzione condivisa, riteniamo che non sia stato fatto assolutamente nulla.
Tant’è che anche quei Comuni che non condividevano la scelta di Bovino, uno ad uno, un po’ per volta, di fronte all’immobilismo del Comune di Lucera, hanno scelto di ratificarlo.
Per dirla con Andreotti, a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca.
Mi riferisco all’immobilismo, al silenzio serbato non solo nell’ambito del piano, ma anche nei confronti della città di Lucera, dei consiglieri comunali della città di Lucera.
Ecco perché, farò anche peccato, ma penso male.
Abbiamo protocollato la richiesta di consiglio comunale il primo di febbraio, oggi è l’ultimo giorno di febbraio e non si è avuta occasione di sederci ad un tavolo per discutere della questione; non per risolverla.
Ci è stata negata la possibilità anche soltanto di discutere la questione; nonostante avessimo dato disponibilità di giorno di notte festivi ecc.
E addirittura l’accapo viene inserito all’ultimo punto dell’OdG con l’evidente e mal celato intento di tentare disperatamente il rinvio.
Perché? Che c’è sotto? A chi da fastidio? E perché da fastidio?
Io una riflessione l’ho fatta e sono partito dalla considerazione dell’importanza di questo strumento; il piano strategico, infatti, è potenzialmente il mezzo più idoneo per l’intero territorio interessato al fine di veicolare fondi e finanziamenti e stiamo parlando di decine e, potenzialmente di centinaia, di milioni di euro.
Sarà mica per questo motivo che bisognava e bisogna ancora fare di tutto per guidare l’attività di Area Vasta?
Da questa considerazione, dicevo, sono partito.
Poi ho analizzato e riflettuto su dei fatti oggettivi che sono accaduti.
C’è un uomo forte in questa Area Vasta e questo lo sanno anche le pietre: il sen. Carmelo Morra.
Lo stesso che ha fatto ferro e fuoco in tutte le sedi per far sì che fosse un uomo a lui vicino ad occupare lo scranno di sindaco della nostra città.
E quando non vi è riuscito, ha preteso e, stavolta, ottenuto per un altro suo uomo la carica di vice-sindaco ed assessore, con quale delega? Alla pianificazione strategica.
Poi, a seguito dei mutati equilibri politici, dovuti probabilmente anche all’esito delle elezioni regionali, a questo suo uomo viene revocato l’incarico in giunta; quando accade ciò? Il 22 aprile 2010.
Tale data assume molta importanza, a mio avviso, poiché quello stesso giorno, il Comitato dei Sindaci di Area Vasta all’unanimità individuava quale ente capofila la Provincia di Foggia.
In sostanza, in un giorno solo, il sen. Morra non solo perde il suo assessore alla pianificazione strategica qui a Lucera, ma perde anche, di fatto, quel ruolo di leadership di Area Vasta che aveva sino a quel momento avuto.
Intanto in Parlamento accade qualcosa; inizia la rottura all’interno del PDL tra Berlusconi e Fini.
Per cui il peso specifico di ciascun parlamentare, deputato o senatore, aumentava e di molto.
Questo peso si riversa nuovamente sugli equilibri politici del territorio dove i parlamentari acquisiscono con tutta evidenza una nuova forza.
Questo è il motivo, ad esempio, per cui l’on Angelo Cera ottiene il coordinamento provinciale dell’Unione di Centro.
Quello che ottiene, invece,  il sen. Morra è una accresciuta forza contrattuale in termini politici che gli consente di lì a breve di riconvocare il Comitato dei Sindaci di Area Vasta e di ottenere dalla maggioranza di essi, l’annullamento della decisione del 22 aprile e l’indicazione di Bovino, guidato da un uomo a lui vicino evidentemente, quale nuovo capofila.
Il pericolo maggiore a questa decisione era ed è rappresentato ovviamente dal Comune di Lucera e, dunque, nella strategia posta in essere dal sindaco di Monteleone di Puglia, diventava indispensabile “neutralizzare”, per così dire, il Comune di Lucera.
È in quest’ottica che, a mio avviso, in virtù dei nuovi rapporti di forza politici, Morra chiede ed ottiene a settembre 2010 la nomina a coordinatore cittadino del PDL lucerino di quello stesso suo uomo che un anno e mezzo prima avrebbe dovuto fare il candidato sindaco.
Al di là di questa mia riflessione sull’intera vicenda, comunque, un dato è certo; se facciamo un confronto tra il periodo settembre-febbraio 2009-2010 e lo stesso periodo posticipato di un anno, cioè settembre-febbraio 2010-2011, ci accorgeremo che vi è una differenza notevolissima.
Infatti, nel primo periodo vi sono stati 8 consigli comunali e circa 80 delibere, mentre nel secondo periodo, 2 consigli comunali e circa 10 delibere, molte delle quali, peraltro, propedeutiche o connesse all’assestamento di bilancio.
Ecco la neutralizzazione! Tanto più che se oggi siamo in Consiglio Comunale è perché 7 consiglieri, salvo poi aver incontrato il favore anche di altri consiglieri, ne hanno fatto richiesta.
Ora noi siamo chiamati qui oggi a fare una scelta che non ha nulla a che vedere con il campanilismo o con il meraviglioso panorama dei Monti Dauni; è una scelta di responsabilità precisa nei confronti della nostra città e di un intero territorio, quello dei Monti Dauni. Qual è la scelta. La scelta è tra due modelli.
Da un lato un modello basato esclusivamente sull’egemonia di un uomo solo, potente e chissà forse anche capace, ma pur sempre solo e, dall’altro, il modello che, invece, proponiamo noi, che ci vede sì capofila, ma con il preciso impegno di attuare un approccio autenticamente partecipativo e nel quale la condivisione delle scelte deve rappresentare un imperativo categorico; in altre parole, siamo capofila, dobbiamo esserlo, non in virtù di un diritto naturale, bensì in virtù di un nostro preciso dovere nei confronti di tutto il territorio da assumere in funzione di garanzia di quella partecipazione e di quella condivisione di cui ho appena parlato.


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Francesco Di Battista