Brava e coinvolgente. Irene Fornaciari, la sera di ferragosto, nello stesso punto in cui suo padre, Zucchero, aveva fatto decollare Piazza Duomo più di vent'anni orsono, ha dispensato energia e buone vibrazioni vintage al numeroso pubblico presente. Un successo, una scommessa vinta dal Comitato feste. Irene, la cui identità artistica, con convinzione, come ha confermato a Sunday Radio, guarda allo straordinario periodo posto a cavallo tra gli ultimi anni sessanta e i primi anni settanta, si è presentata sul palco con pettinatura, trucco e mise d'ordinanza, un pò Janis Joplin e un pò Sandy Denny. Grinta e dolcezza elargite a piene mani. "Il diavolo è illuso" rifacimento del successo planetario del '76 di Asha Puthli, "The devil is loose", ha aperto lo show, in un tripudio di colorati merletti luminosi e il wah-wah della chitarra. Bravissima, e la potente voce già calda per i brani del suo, anche se ancora esiguo, repertorio: "It's a wonderful life", "Un sole dentro", "Spiove il sole", "Mastichi aria", "Sorelle d'Italia", "No more amor", "Missin' with my head" e, soprattutto, la perla "Il mondo piange", la consacrazione sanremese con il sigillo dei Nomadi. Applausi convinti anche durante i numerosi tributi; una scatola magica da cui Irene ha tratto "Proud Mary", "A change is gonna come", "Dancing in the street", "Lady marmalade", "Ho difeso il mio amore (Night in white satin)", "Sono bugiarda (I'm a believer)", "Emozioni" di Lucio Battisti, e "Ciao amore ciao", di Luigi Tenco, e ancora "Il mondo piange" a chiudere un'esibizione intensa, e molto groove, che ha sorpreso tutti. |