Fuori dal Mondiale sudafricano. Un'altra caporetto è stata scritta nella storia del calcio azzurro e, da oggi, farà il paio con la disfatta inglese del 1966, quando prendemmo una dura lezione dalla Corea del Nord del dilettante Pak doo ik.
A Johannesburg, la Slovacchia ha solo staccato la spina a una Nazionale che, fatta eccezione per alcuni tratti della gara con il Paraguay, ha sempre mostrato un encefalogramma piatto.
Lippi non è riuscito a proseguire il cammino che sperava di poter compiere, perchè gli Azzurri si sono rivelati incapaci di coniugare gli elementi più semplici di un calcio decente, ragionato e redditizio; di essere squadra. La reazione del finale di gara è stato il sussulto nervoso di un corpo ormai morto; un tentativo di volersi raccomandare l'anima a Dio.
E' andata male e, nei prossimi giorni, saranno gli stessi protagonisti della spedizione in Africa australe a definire meglio, a mente fredda, i contorni di questo clamoroso fallimento. Resta la cocente delusione per il Paese, non solo quello calcistico, che, nella stragrande maggioranza, si è ancora ritrovato fortemente unito nel tifo e, senza dimenticare i problemi di tutti i giorni, pronto a ricominciare a sognare con la maglia azzurra; a proseguire una grande storia d'amore, che, poi, è la più bella. Ogni volta è così.