Sono cominciati i Mondiali di Calcio 2010, per la prima volta nel Continente africano e in un paese che ha finalmente fatto pace con la comunità internazionale dopo gli anni della vergognosa apartheid, la politica di segregazione razziale che sottometteva la stragrande maggioranza di colore alla minoranza bianca.
C'è anche l'Italia a questo mondiale, quattro anni dopo il trionfo tedesco e con un carico di campioni ridimensionato, Lippi sempre in panchina.
Le ultime partite di preparazione prima della partenza per il Sudafrica hanno fornito indicazioni contradditorie sulle reali possibilità degli Azzurri di ben figurare; ma è successo spesso nel passato recente e meno recente della Nazionale. Nessuno, per esempio, ha dimenticato le feroci polemiche che accompagnarono la spedizione in Spagna nel 1982, che si acuirono nel corso della prima fase del torneo, quando un'Italia inguardabile passò il turno per il rotto della cuffia e Bearzot e i suoi giocatori, sui quali furono riversate accuse infamanti, da parte di alcuni giornalisti, che toccarono anche la sfera personale, alzarono una cortina di silenzio che isolò il gruppo e generò quella rabbia che poi, sul campo, stritolò fuoriclasse che si chiamavano Maradona, Zico, Falcao, Boniek, Rumenigge. Su tutti, Paolo Rossi, che, quel 5 luglio 1982, ritornò Pablito, l'eroe di Argentina; segnò le tre reti che demolirono la poderosa macchina da guerra verde-oro; ne segnò altre due nella semifinale con la Polonia e, di fatto, lanciò gli Azzurri verso lo storico abbraccio del presidente Pertini nella magica notte del Bernabeu.
Un'Italia che seppe rialzarsi, soffrire, vincere e gioire, unita da Madrid a Roma, da Milano a Palermo, come, del resto avvenne nel 2006.
La Nazionale ha un grande potere; in un Paese dove il calcio divide a livelli antipatici, riesce ad essere la cornice in cui tutti, alla fine, si ritrovano, felici di essere italiani. E speriamo sia così anche questa volta, in un momento certamente difficile e nonostante le sconclusionate sparate leghiste.
A proposito, i "guerrieri padani", per lo più bolliti ex giocatori sulla quarantina, hanno recentemente vinto, per la terza volta consecutiva, la Viva World Cup, pomposamente indicata come il mondiale delle nazionali non riconosciute dalla Fifa (i maligni parlano di partite modello scapoli contro ammogliati), battendo in finale nell'isola di Gozo (Malta), al cospetto di nessuno spettatore, neanche di Borghezio, nientemeno che il Kurdistan... Alle stelle, la gioia di Renzo "trota" Bossi, ct della squadra.
L'erede del Senatùr ha detto, però, che non tiferà Italia in questo mondiale sudafricano, contento come è di aver vinto la "coppa del nonno" in quello sperduto angolo di Mediterraneo (sono soddisfazioni).
Noi siamo più tradizionalisti e di gusti un tantinello più sfiziosi, perciò speriamo che una scia tricolore avvolga il Paese dalle Alpi a Pantelleria.
Alla faccia di Bossi, padre e figlio, e di tutta la Lega, comunque vada, avremo ancora l'onore di gridare:
FORZA AZZURRI!!!