statistiche sito web
Sunday Radio - Lucera 97.5 fm  
News - sundayradio Lucera
   ATTUALITÀ
   CITTÀ
   CRONACHE
   CULTURA E SPETTACOLI
   LUCERA CALCIO
   MICROFONO APERTO
   PERSONE
   POLITICA
   PREAPPENNINO
   SECONDO NOI
   SINDACATI
   SPORT
 
   
27 Gennaio, il Dovere della Memoria
 
Oggi è più che mai necessario non dimenticare. Non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio nazisti; non dimenticare tutti i "luoghi" dove l'Uomo è stato spietato carnefice dei suoi simili, solo perchè diversi nel modo di pensare, nel colore della pelle, nel credo religioso; solo perchè omosessuali, zingari, disabili, stranieri. Il Giorno della Memoria è stato istituito il 27 gennaio perchè, in tale data nel 1945, l'Armata rossa giunse ad Auschwitz, liberando gli ebrei scampati allo stermino. E' una ricorrenza  per mantenere imperituro ricordo di quanto è stato e per combattere il negazionismo, bestia sempre dura a morire, e le pericolose derive razziste di cui nel nostro Paese non mancano, purtroppo, abbondanti esempi. Riproponiamo quanto scrivemmo 2 anni fa in occasione dell'incontro che si tenne al Garibaldi con Nedo Fiano, un sopravvissuto di Auschwitz.                 
 
Testimoniare la Shoah come dovere primario della propria esistenza: aver conosciuto Auschwitz non permette di essere qualcosa di diverso. Chissà quante volte lo ha detto in oltre sessant'anni, Nedo Fiano, a se stesso e girando la Penisola, nelle scuole, ovunque si sia sentita la necessità di guardare, con gli occhi dei sopravvissuti, in quell'abisso di orrore senza fine che furono i campi di sterminio. Nedo Fiano, ebreo fiorentino, classe 1925, nel '44 deportato ad Auschwitz e poi a Buchenwald, invitato dal Laboratorio Politico "Sale della Terra", ha incontrato, il 4 febbraio, la cittadinanza al teatro Garibaldi per presentare il suo libro "Il coraggio di vivere". Unico sopravvissuto di un nucleo famigliare di undici persone, ha raccontato, spesso commosso fino alle lacrime, il periodo di permanenza nel famigerato lager dove milioni di uomini furono privati della vita e, prima ancora, di ogni dignità.Tutto il suo racconto è risultato permeato dal ricordo della madre, vista come il simbolo di quella spaventosa ingiustizia. Toccante il momento in cui ha descritto l'ultimo abbraccio con la genitrice, appena scesi, anzi "vomitati" dal treno sulla banchina di arrivo del campo di sterminio, quando furono separati per sempre. La donna ed altre centinaia di persone, vecchi, bambini, malati e disabili, arrivate quel giorno furono subito mandate nella camera a gas, i loro corpi bruciati nel crematorio, le ceneri scaricate nella Vistola, prelibato banchetto per i pesci. I forni crematori funzionavano notte e giorno. Le camere a gas, i forni crematori, le punizioni spesso mortali inflitte col bastone, i dobermann che strappavano i genitali agli uomini e ne leccavano il sangue fino alla morte, le ispezioni vaginali ed anali per accertarsi che non fossero stati occultati oggetti di valore, i denti d'oro strappati:crudo e ricco di particolari angoscianti il racconto di Fiano, come è giusto che sia la testimonianza di chi c'era, di chi ha visto l'inferno e da esso è rimasto segnato per sempre nell'anima. Si salvò grazie alla conoscenza del tedesco insegnatogli dal nonno. Un giorno, una ss chiese chi parlasse quella lingua perchè servivano interpreti per accogliere i deportati che scendevano dai treni. Fiano disse di conoscerla bene e di essere italiano di Firenze, cosa che lasciò piacevolmente sorpresa la ss, che, evidentemente, aveva visitato e ammirato la città toscana. Fu un momento di umanità in un luogo dove gli internati erano considerati meno delle bestie, carne da bruciare. Ad Auschwitz i treni dei deportati arrivavano tutti i giorni; alla fine, furono due milioni e mezzo le persone che non tornarono da quell'agghiacciante luogo di supplizio. "Bisogna imparare il valore della libertà e della solidarietà - ha detto Fiano - Quello che è successo a milioni di innocenti non deve più accadere. Per questo è fondamentale la Memoria.Tempo fa - ha aggiunto - mi sono recato in ospedale per un prelievo di sangue e, quando mi è stato detto di alzare la manica della camicia, la dottoressa, che era lì con me, ha visto sul mio avambraccio il numero di matricola A54O5, chiedendomi cosa fosse "quel tatuaggio". Io le ho risposto che "quel tatuaggio" altro non è che il mio ricordo di Auschwitz. E lei, gelandomi il sangue, mi ha chiesto cosa fosse Auschwitz. COSA FOSSE AUSCHWITZ!!!! - ha urlato Fiano, alzandosi in piedi, quasi piangendo - Capite? Una laureata in medicina non conosceva una delle grandi tragedie del genere umano. Per questo - ha concluso - è importante non dimenticare".
 
(Sunday Radio - 06.02.2008)


Sunday Radio on Facebook
Auschwitz
  POLITICA - Risultati elezioni ...  
  SOCIALE - Lo scrittore Maurizi...  
  SOCIALE - Una mano per la scuo...  
  EVENTI - Thinkers Art Festival...  
  EVENTI - A Ischitella, il IV R...  
  SOCIALE - Campi scuola di Prot...  
  CONCERTI - Si è concluso il Fe...  
  SOCIALE - Protezione civile, u...  
  CONCERTI - Festival Apuliae, e...  
  SOCIALE - Tornano i campi di l...