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Il sequestro di Rosy e il suo epilogo raccontati in conferenza stampa
 
Nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Palazzo di Giustizia, mercoledì, 20 gennaio, il procuratore Lucianetti e il vice-questore Zendoli hanno fornito i particolari della drammatica vicenda, conclusasi solo con un grosso spavento e qualche contusione per la ragazzina sotto sequestro per sette ore, con un coltello puntato alla gola. Presenti anche il capitano dei Carabinieri, Erra, e i tre agenti del Nocs, il corpo d'elite della Polizia, che hanno materialemnte bloccato il sequestratore, Zendoli ha detto che tutta l'operazione si è svolta, seguendo le precise indicazioni impartite da Lucianetti, che miravano ad assicurare, ad ogni costo, l’incolumità dell’ostaggio e dello stesso sequestratore, attraverso un dialogo costante, fino a sfiancarlo, come è avvenuto. A quanti hanno chiesto perché un soggetto, recidivo, e già condannato per l'episodio simile dell'eurospar avvenuto nel 2007, fosse in libertà, Lucianetti ha spiegato che l'uomo era stato, sì, condannato a quattro anni, più uno di libertà vigilata e con l’obbligo di sottoporsi, una volta al mese, a visita psichiatrica, ma in appello, la pena gli era stata ridotta a tre anni e soprattutto, non aveva più l’obbligo della libertà vigilata. Il sequestratore, in base alla sentenza di primo grado sarebbe dovuto uscire di prigione il 6 maggio prossimo. Invece, con la sentenza d’appello si è ritrovato fuori il 13 novembre del 2009. E senza più alcuna prescrizione da osservare. Tornando ai drammatici attimi che hanno preceduto il vero e proprio placcaggio effettuato dalle tese di cuoio, Zendoli ha detto ancora che, per continuare col dialogo, utile a farlo stancare, al giovane è stato detto che la Mussolini era giunta vicino Isernia ma la neve l’aveva bloccata e poi che, nei pressi di Candela, un incidente stradale aveva creato un ingorgo, ritardando ulteriormente l'arrivo della parlamentare. Così, appena l’uomo ha allontanato la mano che impugnava il coltello dalla gola della ragazza, i tre del Nocs gli sono saltati addosso. Uno gli ha immobilizzato la mano che stringeva l'arma, il secondo l’altro braccio, il terzo ha permesso all'ostaggio di divincolarsi.
Ammanettato e sotto scorta, il folle è stato tradotto in carcere per essere interrogato, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sul suo capo pesano ora le accuse di sequestro di persona aggravato, porto abusivo di arma e danneggiamenti nel negozio.


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I tre agenti del Nocs, il corpo d'elite della Polizia
Da sinistra, Lucianetti, Zendoli e il capitano Erra
Ancora un momento della conferenza stampa