Lutto nella Chiesa di Lucera e per l'intera città; è scomparso monsignor Antonio Del Gaudio, presidente decano del Capitolo Cattedrale di Lucera. Avrebbe compiuto 82 anni il prossimo agosto.
Come apprendiamo dal sito della Diocesi Lucera-Troia, monsignor Antonio Del Gaudio aveva ricevuto l'ordinazione presbiteriale nel 1951 e svolgeva l'incarico di cappellano della Casa di riposo Maria De Peppo Serena.
Di Don Antonio, abbiamo sempre pensato che fosse un fine intellettuale, una persona aperta al mondo, pervasa da un profondo sentimento di accoglienza per i contenuti più alti della nostra cultura. Aveva avuto uno stretto rapporto con il mondo dell'emittenza radiofonica locale, cominciando, sin dagli albori nel 1977, a tenere a Radio Lucera una rubrica in cui trattava i temi proposti dalla pagina del Vangelo domenicale.
Erano i tempi in cui l'etere non era ancora invaso dalle tante radio e televisioni cattoliche oggi esistenti e parlare ai fedeli, utilizzando quello strumento nuovo, rappresentava, per lui, motivo di grande stimolo e curiosità.
Così, Don Antonio affidava le sue riflessioni alle onde hertziane modulate in frequenza (fm), usando un linguaggio mai scontato, come era nel suo stile asciutto ed elegante, straordinariamente moderno, agganciandosi ad argomenti non strettamente collegati ai temi della fede.
Intensa fu anche la collaborazione, per quello che ricordiamo, con il periodico fondato e diretto da Raffaele Montanaro, il Centro.
Su quelle colonne, tra i tanti interventi, Don Antonio pubblicò, erano gli anni ottanta se non andiamo errati, una mirabile riflessione sulla pratica dello sport; un articolo stupefacente, suggerito dalla nuova consuetudine del footing quotidiano che stava conquistando molti nostri concittadini.
Fare sport, per Don Antonio, era un modo per coniugare gli ideali più puri della vita sociale; considerava la leale competizione un'opportunità di crescita interiore perchè comporta il riconoscimento del valore dell'avversario, nella vittoria così come nella sconfitta; il sacrificio per le ragioni della squadra, un esempio di piena moralità civica, non solo sportiva.
Di questo, parlammo a voce nel corso di un'intervista per Sunday Radio che gli chiedemmo, giorni dopo, e che ci concesse a casa sua. Fu l'occasione per toccare gli argomenti più disparati, compreso quello politico-amministrativo della città. Mostrò preoccupazione per il futuro della nostra comunità e, rabbuiandosi, lasciò intendere che Lucera non era rappresentata da una classe politica degna delle sue legittime aspirazioni, soprattutto quelle dei giovani, costretti ad emigrare.
Ci congedò con una frase terribile e profetica. "Quello che temo - disse - è la stanchezza dei migliori".
Con la sua scomparsa, Lucera perde il privilegio di una voce autorevole.