Un salto nel nuovo decennio con un bel bagaglio di incertezze e annosi problemi irrisolti; Lucera ha attraversato il confine segnato dal 31 dicembre 2009 senza un orizzonte sufficientemente delineato e con il rischio di finire verso il dissesto finanziario. Una bella sfera di cristallo, al momento, sarebbe più utile di tanti proclami.
Sul versante politico-amministrativo, i dodici mesi che ci siamo lasciati alle spalle sono stati, come al solito, costellati di contraddizioni. Le elezioni comunali hanno sancito la vittoria del centrodestra in termini chiari, ma in quanto a rapporti interni, compresi quelli con Dc e Alleanza di Centro, si è sempre trattato di pace armata, una tregua fragile come quella tra Israeliani e Palestinesi.
Le urne di giugno hanno decretato anche il successo della Lista Tutolo, che con tre consiglieri rappresenta la metà dell'opposizione, effetto della politica che riscopre la piazza, spazio dove Antonio Tutolo ha costruito una parte fondamentale del suo profilo politico.
L'immagine più forte, anche dal punto di vista mediatico, del film "Lucera 2009" ci riporta al 27 luglio quando, dopo molte settimane dal favorevole esito elettorale, riunito il Consiglio comunale, il sindaco, Pasquale Dotoli, si rifiuta addirittura di giurare e annuncia le dimissioni irrevocabili; roba da guinness dei primati, colpo di scena degno del miglior Hitchcock.
Nella successiva conferenza stampa, il primo cittadino dimissionario dipinge il quadro politico locale a tinte fosche, dominato dai condizionamenti di una oligarchia di personaggi abituati ad imporre il loro volere con spregiudicatezza e denuncia la litigiosità tutta interna al Pdl.
Il terremoto, tuttavia, non fa crollare l'edificio della coalizione. I genieri del partito di maggioranza relativa, riunione dopo riunione, confronto dopo confronto, sotto l'occhio vigile del coordinatore provinciale Mazzone, rimarginano le crepe e offrono a Dotoli un percorso sicuro, sminato da rancori e incomprensioni, almeno apparentemente. Il sindaco si rimette la fascia e inanella alcuni consigli comunali, incassando provvedimenti importanti, come lo schema di convenzione per i parchi eolici.
E, per spiegare alla cittadinanza il lavoro svolto, Dotoli lancia sui muri della città gli otto manifesti che mandano su tutte le furie le opposizioni, per le quali si attribuisce meriti non suoi. Otto manifesti, otto risultati conseguiti, disposti uno di fianco all'altro come gli scudi dei legionari romani che avanzano a falange verso il nemico.
Ma, i pericoli per il cammino del primo cittadino, ancora una volta, non giungono dal campo avverso. Dalla pancia del Pdl, riemergono, infatti, segnali di "dissenso"; cambia il capogruppo, Pitocco al posto di Pitta. La prova che nel partito è facile dissotterrare l'ascia di guerra, nonostante le rassicurazioni del sindaco circa la coesione interna. A questo si aggiungerebbe uno sfilacciamento, per alcuni conclamato, del rapporto tra lo stesso Dotoli e il direttore generale Dell'Osso.
Nel corso della conferenza stampa di fine anno, il Sindaco annuncia che il 2010 sarà l'anno della svolta; snocciola i punti su cui intervenire per rendere più efficace l'azione di governo per risolvere i problemi, più produttiva la tecnostruttura, più credibile la capacità di giungere all'adozione del Pug, atteso da una vita. Ma, parla anche del possibile pignoramento, a giugno, delle somme della vicenda Sacco, che significherebbe dissesto finanziario per il Comune di Lucera.
Insomma, una lancia pronta a trafiggere il costato di una città da tempo messa in croce.