Ci sarebbe, comunque, la mano dell'uomo sulla fine dei sette capodogli, tutti maschi e di giovane età, spiaggiatisi la scorsa settimana sul litorale garganico tra Foce Varano e Ischitella. Secondo quanto si apprende, il professor Giuseppe Nascetti, dell'Università della Tuscia, esperto a livello internazionale di ecologia marina, esaminando le carcasse, ha rilevato la presenza nell'apparato digerente di quattro dei sette cetacei di sacchetti di plastica, contenitori, pezzi di corda e altri materiali. Gli animali, secondo lo studioso, avrebbero ingerito quei rifiuti scambiandoli per cibo, probabilmente, calamari di cui sono ghiotti. Soprattutto, ne era pieno lo stomaco di uno degli esemplari, si presume il capo branco, il cui destino, per spirito gregario, è stato condiviso dai compagni. Nell'ampio dibattito nato sulle cause dello spiaggiamento, vero disastro ambientale, però, si sostengono anche altre tesi. Pare, secondo voci, che nei giorni in cui i capodogli si sono arenati fosse massiccio il traffico di naviglio nell'Adriatico per diversi scopi, dalle esercitazioni militari alla ricerca di idrocarburi, con largo uso di tecnologia e quindi, in particolare, del sonar che disturba e disorienta i cetacei. Se ne saprà di più quando saranno terminate le analisi di laboratorio disposte dalle autorità sui campioni di tessuto prelevati. Intanto, le carcasse, ormai in avanzato stato di decomposizione, saranno interrate nei pressi di Ischitella. "In quell'area – ha dichiarato l'assessore provinciale all'Ambiente, Stefano Pecorella – la falda acquifera si trova a 90 metri di profondità, quindi non sarebbe a rischio. Attendiamo la relazione di due geologi per avere la certezza che quel sito sia idoneo all’inumazione dei cetacei".
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