Una seduta del Consiglio comunale, quella dell'8 settembre, svoltasi, in parte, sotto gli occhi dell'anziano coordinatore provinciale del Pdl, Gabriele Mazzone, giunto da Foggia per verificare di persona il comportamento in aula dei suoi dopo le tribolazioni, i dispiaceri, le apprensioni degli ultimi mesi, durante i quali quella larga maggioranza, saltata fuori dalle urne, è sembrata più incline a preferire le sfide all'Ok Corral che la diligente applicazione a trovare la strada giusta su cui lanciare con efficacia l'azione di governo. Mazzone, in aula, è sembrato uno di quei genitori che accompagnano a scuola il figlio scapestrato, allergico allo studio e insofferente alla disciplina, e aspettano all'ingresso sino al momento in cui il pargolo, suonata la campanella, non sia entrato in aula marcato stretto dall'insegnante. E gli "scolari", tra i banchi, questa volta, hanno esibito un "aplomb" sufficientemente utile a rassicurare il canuto luogotenete berlusconiano che, a un certo punto, ha guadagnato l'uscita.
Pasquale Dotoli, come è noto, ha giurato, si è felicemente riconciliato con tutti ("oggi è tutto diverso"), ha presentato la Giunta, ha ufficialmente incoronato Costantino Dell'Osso direttore generale e ha lasciato strada a Giuseppe Pica che, prima di riaccomodarsi sulla poltrona di Presidente del Consiglio comunale, nel frattempo scaldata da Mario Massariello (nel senso che è stato lui ad aprire la seduta, in quanto uno dei vice), ha dichiarato di preferire la rielezione al ritiro delle dimissioni, per tutelarsi politicamente. L'opposizione ha sbraitato un pò, ricordando, soprattutto, la crisi di nervi da Guinness dei primati che si era impadronita della frammentata maggioranza, quel pomeriggio del 27 luglio. Pica, dopo il voto (22 per lui, 1 per De Peppo, 1 per Follieri, 6 schede bianche), "presidente di tutti", ha ringraziato di cuore, quelli che lo hanno votato, prima e dopo.
Il Sindaco è così passato alle linee programmatiche. E, dopo aver tracciato il profilio attuale della città, ai limiti della disperazione, ha descritto quello che protrebbe scaturire dal suo quinquennio, quasi un eden (magari), mirabile esempio di buon governo.
La passione mostrata da Dotoli, però, non ha impedito a Pietro Scioscia di pronunciare parole durissime sul comportamento, nei mesi scorsi, della maggioranza, sulle scelte politiche operate altrove e sulla decisione di nominare un city manager, una figura che, per l'esponente democratico, visti i tempi di vacche magre, Lucera non può permettersi. Oltre tutto, per Scioscia, Dell'Osso è personalità di alto spessore politico che difficilmente riuscirà a rimanere negli angusti limiti tecnici propri del direttore generale. Si corre il rischio, secondo l'ex candidato sindaco del centrosinistra, di un'amministrazione bicefala (ha detto proprio così) che non approderà a un bel niente. L'intervento di Scioscia non poteva non suscitare la reazione stizzita di Marco Pagliara (Più Forza per Lucera/Dell'Osso) e anche quella di Andrea Bernardi (Mpa) in difesa delle capacità e dell'esperienza dell'ex senatore, che, secondo i due esponenti di maggioranza, potranno solo giovare al futuro di Lucera.
Il capitolo commissioni ha riservato una nota stonata, almeno secondo i piani prestabiliti. Infatti, Giuseppe Di Sabato (Pdl), a sorpresa, balzato in piedi, ha detto che mancava l'accordo sulle presidenze e, dopo essere stato stoppato da Pica, ha definito come "pura prepotenza" il modo in cui si è sentito trattato. Si tornerà in aula il 22 settembre con ben altro ordine del giorno e, forse, ben altri propositi. Ci sarà ancora Mazzone, pater familias, a sorvegliare o gli scappellotti, se ce ne sarà bisogno, voleranno prima?
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