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Grano duro, un'altra beffa
 

Un comunicato stampa della Libera associazione Agricoltori di Capitanata

IL 4 AGOSTO IN REGIONE PUGLIA CI SI E’ INCONTRATI PER SALVARE LA BIETICULTURA IN CAPITANATA E SI SCOPRE LA BEFFA SUL PREMIO SUPPLEMENTARE AL GRANO DURO.

In presenza dei due Assessori Regionali all’Agricoltura di Puglia e Molise con la partecipazione dei rappresentanti del mondo agricolo, sia di categoria che di prodotto, e dello stesso staff manageriale dello Zuccherificio del Molise si è iniziato a mettere le basi per poter continuare a coltivare la barbabietola da zucchero, coltura che per la piazza di Lucera rappresenta un fatturato di circa 10 Milioni di euro dei soli agricoltori, oltre a un indotto di circa 9 milioni di euro ed assunzioni di lavoratori quantificabili in 300 unità per il solo Comune di Lucera. Ci si è impegnati a cercare le risorse finanziarie per rendere ancora economicamente valida tale coltivazione che oltre a quelle già previste dalla riforma comunitaria, le Regioni si sono impegnate ad erogare il de-minimis di quest’anno.

Lo stesso staff dell’industria saccarifera non ha escluso la possibilità di un intervento sul futuro prezzo delle barbabietole che l’industria paga al coltivatore.

Nel cercare le varie soluzioni finanziarie collegate anche all’Art. 68(di nuova introduzione dal 2010, altro non sono che somme trattenute agli stessi agricoltori sui premi da ricevere in ragione del 3,9% , da riversare ad i vari settori individuati nell’Art. 68), è emerso che per il grano duro alcune Associazioni Agricole unitamente alle Lobby del seme cartellinato (sementieri) si stanno battendo per il mantenimento dell’obbligo al cartellino al fine di ottenere il predetto aiuto, in pratica, l’Agricoltore anticipa al Sementiere tali somme che andrà a ricevere solo l’anno successivo dai premi AGEA, in pratica è dire: occhi pieni e mani vuote.

A detta beffa va aggiunto l’obbligo di ruotare triennalmente il grano duro con oleaginose (oltretutto depauperatici del terreno) o leguminose, su questo argomento, noi riteniamo l’obbligo della rotazione sacrosanto per il rispetto dell’ambiente e del suolo, ma l’obbligo a coltivare una coltura anziché un’altra, provoca solo distorsioni del mercato e non tiene conto dei fattori agro ambientali del territorio.

Con rammarico si constata che alcune Associazioni sostengono che bisogna puntare alla qualità del grano duro senza che nessuno ci riconosca una maggiorazione di prezzo a fronte di tale miglioramento, anzi i mugnai ci pagano tale prodotto con una riduzione sul prezzo del grano importato che oscilla tra il 20% ed il 30% rispetto a quello estero; affermando che quello estero è migliore del nostro ma che senza quest’ultimo non riescono a pastificare la nota pasta Italiana, alla faccia del Made in Italy.

Libera associazione Agricoltori di Capitanata associata UCI-COPAGRI

Miano Angelo



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