Come si dice in questi casi: conteranno i fatti, nel bene e nel male. La nuova giunta nasce dopo travagliata gestazione, a dispetto della larga maggioranza scaturita dalle urne, il sei e il sette giugno. Tanto tempo fa, se consideriamo i numeri che hanno proiettato a razzo Dotoli sullo scranno più alto di Palazzo Mozzagrugno. Governo a sei, come il sindaco ha sempre sostenuto; i possibili nomi li avete letti e straletti dappertutto, su giornali e siti internet, sparati dalla antenne di radio e tivvù. Dopo queste lunghe settimane di quarantena, lunedì 27 luglio, arriva il primo Consiglio comunale e in quella occasione tutto sarà ufficializzato; ogni cosa sarà, apparentemente, al suo posto. Saranno i fatti, lo ribadiamo, a dire se ci troviamo di fronte a un Morlacco bis, un governo bloccato al suo interno, e quindi di breve vita, o se il cammino accidentato che Dotoli ha affrontato sino ad oggi è il segno di una dialettica interna difficile ma alla fine costruttiva, con irrigidimenti e capacità di fare passi indietro. Certo, apprendere di litigate ai limiti della rissa che si sarebbero verificate nella città capoluogo tra compagni di coalizione, con tanto di nomi e cognomi, ascoltare in strada veementi conversazioni telefoniche con la precisa citazione di coloro che, a piè sospinto, si sarebbero messi di traverso in questa o quella occasione (è colpa di "Caio"... è colpa di "Tizio"... ma "Sempronio" che si è messo in testa?), sentire un consigliere, non di secondo piano, esclamare "siamo alla frutta", ci lascia interdetti.
Ma Dotoli, ora, ha la sua sudata lista di assessori, è stato trovato un equilibrio e arriva il primo Consiglio comunale con il suo rituale. C'è spazio per qualche sorriso. Giusto rallegrarsi, quindi, ma è anche legittimo diffidare.