Non fu un sacrificio alzarsi così presto, quella mattina di quarant'anni fa, nossignore. Era l'alba e, a trecentomila chilometri da noi, gli Americani erano sulla Luna. La più grande impresa mai compiuta dall'Uomo. Non guardavamo il cielo, ma il televisore in bianco e nero. Tutti svegli; un insolito vocio animava il condominio, sullo sfondo, la voce di Tito Stagno, dagli studi Rai. L'Uomo sulla Luna era un sogno che trovava il suo compimento. Meta impossibile che aveva sedotto la fantasia di artisti, scrittori, poeti, musicisti, la Luna era il magico altrove in cui rinascere, da sempre, vicino nei pensieri e nei desideri.
Alle 22.17 del 20 luglio 1969, ora italiana, il Modulo lunare (Lem) denominato "Eagle", Aquila, con a bordo gli astronauti Niel Armstrong e Edwin Aldrin, aveva toccato il suolo del satellite naturale, nel "Mare della Tranquillità". L'America aveva vinto la grande sfida per la conquista della Spazio lanciata dall'Unione Sovietica dodici anni prima con la messa in orbita dello Sputnik, il primo satellite artificiale. La televisione, luogo della memoria collettiva, dava corpo a quell'evento con prodigiosa efficacia. Alle 4,56, ora italiana, del 21 Luglio 1969, Armstrong scese la scaletta del Lem e stampò nella polvere la prima impronta unama sulla superficie lunare. "Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'Umanità", disse il capo missione. Noi, bambini, guardavamo incuriositi gli astronauti passeggiare sulla Luna, leggeri come palloncini, stagliati sullo sfondo nero del cielo, e la strana astronave dalle zampe di ragno, che li aveva portati fin lì. Il modellino del Lem sarebbe diventato, nei mesi successivi, il giocattolo più ambito.
Pur avendo affermato la sua superiorità sulla grande potenza politico-militare comunista, gli Stati Uniti continuavano ad essere un paese tormentato e sempre più coinvolto nella guerra del Vietnam. La protesta di disoccupati, operai, studenti e afro-americani, per il disimpegno nel sudest asiatico, per il lavoro, l'università, i diritti civili, era quotidianamente sulle prime pagine dei giornali. In Italia, come nel resto dell'Europa, il "Sessantotto" aveva chiesto il rinnovamento della società, ma, ormai lontani gli anni del boom economico, si aprirono altri drammatici scenari che portarono all'Autunno caldo, alla Strategia della tensione, alle bombe, al Terrorismo. L'entusiasmo suscitato dallo sbarco sulla luna fu presto dimenticato.
"Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 d.C. Siamo venuti in pace, a nome di tutta l'Umanità". E'quanto è scritto sulla targa che Armstrong e Aldrin lasciarono prima di fare rotta verso la Terra.
Quella pace che l'Uomo non ha saputo mantenere tante e tante altre volte a casa sua. Se la guardiamo, la Luna, sorride sorniona, prendendosi gioco di noi.