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PFM, il Rock abbraccia la Poesia
 

Il programma di Foggia Estate 2009 si è aperto con un grande appuntamento con la musica di qualità: al Teatro Mediterraneo, domenica 12 luglio, ha fatto tappa niente meno che la PFM, Premiata Forneria Marconi, cioè uno dei punti cardinali del rock italiano; gli altri tre, a nostro modestissimo parere, sono il Banco del Mutuo Soccorso, le Orme e i New Trolls.
La PFM è la band italiana che ha mietuto successi straordinari in Inghilterra e negli Stati Uniti; tanti dischi venduti e centinaia di concerti "sold-out" da fare invidia ai grandissimi della scena mondiale. Negli anni settanta era la via mediterranea al Rock Progressivo, un territorio in cui spadroneggiavano Genesis, Yes, Gentle Giant, Yethro Tull, Van der Graf Generator, Caravan, Soft Machine, Focus e altri ancora (e scusate se è poco).  
Orfani di Flavio Premoli, storico tastierista, Franz Di Cioccio (voce e batteria), Franco Mussida (chitarre), Patrick Djivas (basso), Lucio "Violino" Fabbri (violino e tastiere) coadiuvati da Piero Monterisi, da Cerignola, (batteria) e Gianluca Tagliavini (tastiere) hanno dato vita ad una esibizione entusiasmante, divisa in due parti. La prima, omaggio all'indimenticabile Fabrizio De Andrè, a trent'anni dallo storico tour con il cantautore genovese, Poesia e arrangiamenti sontuosi. La seconda riservata ai gioielli della Casa. In tutto, due ore e mezza di coinvolgente energia.
"Bocca di rosa", ad aprire il rosario di gemme offerto ad un Teatro Mediterraneo pieno come un uovo; Di Cioccio, insuperabile front-man, se la cava bene, cercando il calore della voce di De Andrè. Poi, a perdifiato, verso "Un giudice" e "Andrea", quindi "Giugno 73", "La guerra di Pietro" e "Zirichiltaggia", quasi un "bluegrass" in dialetto sardo. La struggente "La canzone di Marinella", da sola, vale il biglietto d'ingresso. Si riparte con "Volta la carta" fino a giungere a "La Buona novella", la prima collaborazione con De Andrè, datata 1968, la Premiata era ancora "I Quelli", con "Maria nella bottega del falegname" e la straordinaria "Il testamento di Tito". Tripudio di applausi. Cambio di orizzonte e sorge "La luna nuova". E' l'altra faccia del concerto, a stretto contatto con il Dna del rock progressivo italiano, mai straniero nel mondo intero. Il Gruppo cesella un oggetto sonoro potente e penetrante; Di Ciccio si accomoda alla batteria, Mussida sprigiona riff ora delicati ora taglienti, Djivas tormenta il basso (senza tasti); è un meccanismo perfetto. "Out of the roundabout", tratto da "Chocolate Kings", l'album del '75 che cantò Bernardo Lanzetti, è più di un omaggio al suono Genesis. Poi, monumentale, "La carrozza di Hans" e, quindi, dimenticato nella prima parte, "Il pescatore" di Faber. Il Teatro Mediterraneo decolla; è spinto in alto da "Il maestro della voce", ancora grandioso Mussida, e atterra quando la band accenna, braccia alzate, ai saluti. Ma è un bluff, perchè la PFM sa che il popolo aspetta gli ultimi due lampi di genio. Mussida imbraccia la chitarra, quasi a raccontare una favola, distilla una morbida introduzione e canta "Quante gocce di rugiada intorno a me, cerco il sole ma non c'è...", è "Impressioni di settembre". Tutti al settimo cielo, per rimanerci, perchè, subito dopo, arriva "Celebration/E' festa". L'apoteosi.
Il concerto della Premiata Forneria Marconi al Teatro Mediterraneo di Foggia, domenica 12 luglio 2009, non è stata la reunion dei sopravvissuti di una stagione inimitabile della musica italiana, perchè, con i sessantenni, i cinquantenni e i quarantenni, c'erano tantissimi trentenni e ventenni; ragazzi milioni di anni luce lontani dagli eroi di plastica di "X Factor" e "Amici". Il dio della Musica esiste ancora e, cosa importante, non si fa gli affari suoi.                                               

P.s. La PFM, nei prossimi mesi, porterà nei teatri una sua versione della Buona Novella di Fabrizio De Andrè.



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La PFM in concerto a Foggia
Di Cioccio, a sinistra, e Mussida
La Premiata non ha perso smalto