Il connubio natura-storia è stato al centro dell’iniziativa promossa domenica 26 aprile dalla sezione lucerina del WWF, che annualmente rinnova il proprio appuntamento al fine di celebrare la giornata nazionale atta alla conservazione e tutela delle oasi WWF italiane. Una giornata trascorsa per un nutrito gruppo di lucerini tra l’oasi molisana di Guardiaregia – Campochiaro e gli antichi resti della vicina città di Saepinium.
L’oasi, situata alle pendici del sistema montuoso matese a circa 850 m/s.l.m., poco dopo aver lasciato Campobasso, si estende per circa 2187 ettari, risultando tra le più estese d’Italia e con un ricco patrimonio ambientale che tende ad esaltare le biodiversità che ivi, stante le varietà ambientali trovano forma in innumerevoli microclimi.
Basti dire che qui sia la flora che la fauna si sono dovute adattare all’incedere della natura carsica del territorio che, intimamente legato ai fenomeni tettonici, sono stati in grado di conferire una varietà paesaggistica che nel corso di milioni di anni è stata caratterizzata e condizionata dal formarsi di due profondi canyon, detti del Quirino e di San Nicola, dal nome dei rispettivi torrenti.
Il torrente San Nicola, inoltre, lungo il suo passaggio regala ai visitatori un balzo di circa 100 m di dislivello che rende ancor più affascinante questo territorio.
L’impervietà di alcuni tratti dell’oasi ha permesso sia ai lupi che a qualche orso che, come da alcuni ritrovamenti di orme effettuati, qui sembra riaffacciarsi, di poter serenamente continuare la propria esistenza in zone che solo sporadicamente vedono la presenza dell’uomo.
La stessa flora si adatta alle pareti scoscese dei canyon con degli stupendi alberi di leccio i quali sembrano sospesi nel vuoto.
Nel pomeriggio, i nostri cari concittadini, si sono recati presso il sito archeologico di Saepinium, città di matrice osca, ma che intorno al 4 d.C. passò sotto l’influenza di Roma e divenne municipium.
Potrebbe essere definita una piccola Pompei, tale è infatti il patrimonio che ci ha restituito il sottosuolo in ordine alle dimensioni dell’abitato ed ai monumenti che ivi si trovano e che danno il senso e le proporzioni di quello che era un centro abitato dell’epoca.
Entrare tutt’ora dalla monumentale porta Benevento, la quale segna il passaggio sul decumano dell’antica città è qualcosa di unico, letteralmente la storia sembra venirci incontro.
Lungo la pavimentazione del decumano si possono notare ancora il segno del passaggio dei carri, giacché Saepinium era una città a forte vocazione commerciale e dove certo non mancavano gli agi e le strutture di una moderno municipium del tempo.
Al suo interno, infatti, si può notare l’ancora intatto teatro il quale riporta nella propria cavea i gradoni in basalto dell’epoca oppure le terme od anche il gimnasium.
La struttura della cittadina poi si apre in quello che per noi è la piazza e che per i romani era il foro, dove si possono ancora notare gli "edifici pubblici" delle vita comunitaria come i due templi, il palazzo del tribunale,la fonte pubblica, il grande arco di trionfo parzialmente ricostruito.
Dunque una giornata, che indubbiamente ha lasciato il segno tra coloro i quali, grazie anche all’organizzazione della locale sezione WWF, hanno potuto apprezzare delle realtà uniche, che mai avrebbero creduto fossero situate vicine al nostro circondario.
Un’esperienza che sicuramente sarà riproposta a breve e che ancora una volta si riproporrà di mettere faccia a faccia il visitatore con lo stupendo patrimonio storico-naturalistico del quale noi tutti siamo depositari e per il quale siamo responsabili per le generazioni a venire.
Marco Biscotti