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G.Melillo sulla riforma Gelmini
 

Con la fase delle iscrizioni degli alunni inizia ad emergere confusione e incertezza nelle famiglie degli alunni e preoccupazioni occupazionali tra gli operatori scolastici. Tutto questo è dovuto alle scelte irresponsabili del Governo che continua a chiamare "riforma" una manovra fatta solo di tagli pesantissimi che determineranno il peggioramento della qualità dell’offerta formativa: per l’aumento di alunni per ogni classe, le riduzioni drastiche degli organici, la radicale cancellazione delle positive esperienze didattiche e pedagogiche, il ridimensionamento e l’impoverimento del tempo scuola.

La conseguenza di ciò che il Ministro Gelmini è stata costretta a fare dal Ministro Tremonti è che, nell’arco di tre anni, oltre 150.000 lavoratori della scuola rimarranno senza lavoro. Infatti, la manovra ha ipotizzato la riduzione di almeno 800 scuole autonome col preciso obiettivo di eliminare 800 posti di Dirigenti Scolastici e 800 posti di Dirigenti Amministrativi, con la conseguente minore presenza di scuole sul territorio, la drastica diminuzione del personale A.T.A. e dei collaboratori scolastici.

Di fatto, è stato programmato che dall’anno scolastico 2010/2011 oltre 1000 piccoli plessi e scuole nei comuni minori verranno chiuse, creando pendolarismo e disagio agli alunni e alle famiglie.

Nel merito dei contenuti di ciò che viene definita riforma, appare oltremodo utile fare alcune valutazioni di carattere organizzativo, didattico e pedagogico per singolo ordine di scuola.

La scuola dell’infanzia viene ridotta a un luogo di mera assistenza per bambini da 2 a 6 anni, senza offrire loro le dovute opportunità sul versante delle relative e specifiche attività educative e didattiche, così diverse per le differenti fasce di età.

Con l’anticipo a 2 anni si cancellano la storia e l’identità della scuola dell’infanzia, collocandola di fatto fuori dal sistema d’istruzione e obbligando bambini piccolissimi a vivere in ambienti inadatti alle loro esigenze sia sul versante educativo – senza personale appositamente formato - che logistico.

Nella scuola primaria si distrugge l’attuale modello orario e organizzativo per un ritorno al passato che in alcun modo risponde alle esigenze educative di una società profondamente cambiata.

Nella scuola elementare già dal prossimo anno scolastico cambierà tutto, per tutte le classi e non solo per le prime, con un serio problema rispetto alle famiglie che vedranno cambiare nella sostanza il modello a suo tempo prescelto per tutta la durata della scuola primaria.

Per le classi prime, composte da bambini che compiono 6 anni entro il 30 Aprile 2010, all’atto delle iscrizioni i genitori dovranno esprimere le proprie preferenze in ordine di priorità rispetto ai possibili orari: 24 o 27 ore settimanali e, se i servizi e l’organico lo consentiranno, con il tempo scuola sino a 30 ore o con il tempo pieno di 40 ore. Per le classi successive alla prima l’orario di insegnamento, escludendo le compresenze e i moduli, funzioneranno a 27, 30 o 40 ore settimanali. Tutto ciò comporterà una situazione di grave confusione e indeterminatezza, con la scomparsa definitiva degli attuali modelli pedagogici e didattici arricchiti, che hanno portato l’attuale scuola primaria ai risultati positivi rilevati anche da autorevoli indagini internazionali.

Nella scuola secondaria di primo grado si prospetta la scomparsa della seconda lingua comunitaria dal momento che si lascia libera scelta alle famiglie di farne a meno a favore della lingua inglese. Ciò creerà un evidente svantaggio per i nostri alunni rispetto ai loro coetanei europei che dispongono di una seconda lingua comunitaria. Sul versante dell’organico si colpiscono gravemente gli insegnanti di seconda lingua comunitaria.

Nella scuola secondaria di secondo grado, seppure sia stato rinviato di un anno il regolamento attuativo, alcuni effetti negativi partiranno già da settembre prossimo con l’innalzamento del numero degli alunni per classe fino a 30-33 unità. E’ stato definitivamente abrogato l’obbligo di iscriversi alla sola secondaria superiore, rendendo possibile assolvere all’obbligo scolastico fino a 16 anni iscrivendosi a percorsi sperimentali triennali di formazione professionale a carattere regionale che, per motivi organizzativi e di finanziamento, non iniziano necessariamente a settembre. Tutto questo alimenterà la dispersione scolastica e favorirà la separazione degli alunni più deboli da quelli più forti, scolasticamente ma anche socialmente.

Tutti questi cambiamenti attuati senza confronti né consultazioni sono, in definitiva, finalizzati non al miglioramento del sistema scolastico, più rispondente al mondo moderno, ma unicamente alla riduzione degli organici e della spesa; infatti, l’elemento che ha guidato e preoccupato il Ministro Gelmini è stato più quello della dimensione quantitativa che quella qualitativa della scuola.

Una miopia politica di un Governo che, tra l’altro, non ha tenuto conto del fatto che il costo dell’istruzione sulla spesa pubblica complessiva è già sceso dal 10,3% del 1990 all’8,8% del 2007.

In definitiva, a parte l’approssimazione e il ritardo con cui sono state emanate le disposizioni applicative della cosiddetta riforma (basta pensare che i criteri da seguire per il voto in condotta sono stati emanati il 16 gennaio, quando centinaia di scuole avevano già avviato gli scrutini), si può affermare che con la legge 133/2008 il nostro complesso e variegato sistema educativo ha, di fatto, subito una profonda ferita di delegittimazione sociale.

Prof. Giuseppe MELILLO



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