Sono passati 80 anni da quel 23 agosto 1927, giorno in cui, nella prigione di Charlestown (Massachussetts), furono messi a morte, tramite sedia elettrica, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. I due italiani erano stati arrestati nel maggio 1920, perchè trovati in possesso di volantini anarchici e armi e, poco dopo, furono accusati di aver partecipato alla rapina al calzaturificio "Slater and Morrill", vicino Boston, in cui furono uccisi un contabile e una guardia giurata. La vicenda giudiziaria dei due anarchici italiani, condannati alla pena capitale, nonostante l'inconsistenza delle prove e la confessione di un detenuto che li scagionava, appassionò il mondo intero; innumerevoli furono le manifestazioni popolari e gli appelli degli intellettuali e dei governi, tra cui quello italiano. Tutto fu inutile: la "giustizia" americana, condizionata dal clima di sospetto, indotto nei confronti di anarchici, comunisti, radicali e immigrati, restò sorda a ogni voce, mandando al patibolo due uomini colpevoli solo di essere anarchici e italiani. Nel 1977, il governatore del Massachussetts, Michael Dukakis, riabilitò Sacco e Vanzetti, riconoscendo l'atroce errore giudiziario di cui furono vittime. Nicola Sacco era nato a Torremaggiore nel 1891, Bartolomeo Vanzetti, più anziano di 3 anni, era piemontese di Villafalletto, in provincia di Cuneo. Dopo 80 anni dall'esecuzione, proprio a Torremaggiore, oggi 23 agosto 2007, data simbolo, su iniziativa di una nipote di Nicola Sacco, Fernanda Sacco, nasce l'Associazione Sacco e Vanzetti per la difesa dei diritti umani contro la pena di morte. Al nuovo sodalizio è giunto anche un messaggio di apprezzamento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per il capo dello Stato, l'associazione "nel tenere viva la memoria dei due emigranti italiani, intende contribuire al movimento per l'abolizione della pena di morte, tappa fondamentale per la difesa dei diritti umani, sulla quale si è di recente registrato l'unanime consenso dell'Unione europea". |