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WWF FOGGIA - CIS CAPITANATA, PROGETTI SENZA UNA VISIONE
 
L’esito del Contratto Istituzionale di Sviluppo della Capitanata mostra ancora una volta tutti i limiti della classe dirigente di questa nostra sfortunata terra.
L’accozzaglia di progetti presentata al tavolo governativo, senza una chiara ed unitaria visione di sviluppo basata sulle reali esigenze del territorio e sulle sue vere potenzialità – ambiente, turismo, agricoltura innovativa – ha prodotto il misero risultato che è sotto gli occhi di tutti.
La ricetta che viene riproposta, spacciata ogni volta per la panacea del nostro ritardo di sviluppo, è sempre la stessa – diga di piano dei limiti e nuove strade (in una provincia che non riesce a manutenere decentemente quelle esistenti) – senza chiedersi neppure se altri interventi analoghi già realizzati abbiano sortito gli effetti sperati.
Qualcuno ricorda ancora, ad esempio, il battage mediatico imbastito sul secondo casello autostradale di Foggia, spacciato come indispensabile e decisivo per il rilancio della zona industriale? E dopo la realizzazione di quest’opera, qualcuno ha verificato il suo impatto sull’economia locale, contando quante nuove aziende hanno deciso di collocarsi in quell’area?
Già a dicembre scorso, all’indomani della divulgazione delle prime proposte presentate al tavolo istituzionale – a cui il WWF non è stato invitato nonostante lo avesse richiesto – l’associazione aveva evidenziato tutta la loro inadeguatezza rispetto alle sfide che deve affrontare la Capitanata.
L’esito è stato purtroppo, se possibile, peggiore delle premesse. Rimangono del tutto assenti, infatti, tematiche fondamentali, come il recupero delle acque reflue, da oltre cinquant’anni largamente utilizzate in Israele a fini irrigui, il potenziamento del trasporto pubblico integrato ferroviario e su gomma, la riqualificazione delle strutture turistiche in chiave ambientalmente sostenibile e la realizzazione di un sistema di infrastrutture per la mobilità ciclistica.
Ma è mai possibile, si chiede il WWF, che la classe dirigente locale non abbia mai messo il piede fuori di casa per capire cosa succede altrove? Se lo facessero, capirebbero che per attrarre i turisti converrebbe investire su un’estesa rete cicloturistica ed escursionistica, su un sistema di trasporto pubblico efficiente, sulle reti informatiche a banda larga, sul recupero dei beni del patrimonio culturale, sulla riqualificazione del paesaggio e dei centri storici, sull’ospitalità diffusa.
Si spinge invece per il finanziamento della strada regionale n. 1 che consumerà ulteriori suoli agricoli correndo a chilometri di distanza dai centri abitati dei Monti Dauni e che, come per il secondo casello autostradale di Foggia, non inciderà minimamente sull’economia locale (tranne per la fase dei lavori, ovviamente!), mentre le strade che raggiungono quei paesi continueranno a franare e le reti di telecomunicazione potranno continuare a lasciare isolato per quattro giorni consecutivi un paese come Roseto. E naturalmente si piange per il mancato finanziamento della diga di Piano dei Limiti – che, come ha spiegato l’amministratore di Invitalia Arcuri, ha alti costi economici ed ambientali e scarso o nullo impatto positivo sul territorio – ma si ignora la proposta avanzata dagli ambientalisti per il recupero delle acque reflue di Capitanata che, a costi inferiori e con tempi ridotti, avrebbe ricadute positive su agricoltura, ambiente e paesaggio. Si inserisce il completamento dell’allargamento della pedegarganica (a proposito, qualcuno ha valutato l’impatto economico che ha avuto il primo lotto già realizzato?) mentre sull’ormai acclarato definanziamento del progetto di potenziamento della ferrovia Foggia-Manfredonia si continua a tacere.
È la solita minestra riscaldata che viene ciclicamente riproposta da molti anni e che, non a caso, condanna puntualmente la provincia di Foggia agli ultimi posti di tutte le classifiche nazionali, mentre le programmazioni e pianificazioni (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, Piano della Mobilità Ciclistica Provinciale, Piano di Tutela delle Acque, Piano di Sviluppo Socioeconomico del Parco del Gargano, Piano Paesaggistico, ecc., ecc.) pagate con i soldi pubblici, che indicano le opere davvero utili e necessarie, restano nei cassetti degli enti.
Il WWF, ribaltando la storica e infondata accusa lanciata agli ambientalisti di dire sempre no, denuncia all’opinione pubblica che i veri signori del no allo sviluppo della Capitanata sono i rappresentanti di questa imbarazzante classe dirigente, grazie alla quale la nostra terra continuerà ad essere inchiodata al suo sottosviluppo ancora per lunghi anni a venire.

WWF FOGGIA


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