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| Via la Procura, un giorno amaro per Lucera. E quei manganelli |
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La storica istituzione rappresentata dal severo Palazzo di Giustizia di Lucera ha cominciato a sfaldarsi nell'ultimo sole di un'estate caina, un sabato da mare che - si sapeva - è stato un sabato d'amaro. Poteva essere battaglia stupida; ha prevalso il sentimento di civiltà che, forte, alberga ancora in tanta gente di questa sventurata città. Una falange di cuori pulsanti si è parata di fronte agli scudi, agli elmetti, ai manganelli dello Stato. Camionette di polizia e carabinieri, a un passo dal santuario del Padre Maestro, erano lì per chiarire le idee su chi fosse a dettare le regole del gioco. La Procura di Lucera se ne andata in un giorno così, iniziato prestissimo con l'arrivo del furgone di una ditta di traslochi sul quale, nel pomeriggio, sono finiti i faldoni e i computer, destinazione Foggia. Il mezzo, parcheggiato all'ingresso del Tribunale, proprio nello spazio dove, di prima mattina, si è tenuta la seduta di aggiornamento del Consiglio comunale, ha rappresentato motivo di offesa per l'assise che, comunque, ha svolto regolarmente i suoi lavori, accogliendo e mostrando alla gente il momento di commozione, per la rabbia e per lo stress, a cui ha ceduto Pippo Agnusdei, reduce da tre giorni nella Capitale, mentre tra gli applausi si è levato un ispirato Lucera! Lucera! Lucera! che ha dato i brivi. Il presidente dell'Ordine forense ha tracciato il percorso su cui potrebbe inerpicarsi la vicenda del nostro e di altri tribunali da sopprimere, alla luce delle ultime aperture del ministro della Giustizia, ma si tratta di un cammino di mesi, certamente irto di ostacoli e con qualche punto oscuro, per giungere all'agognato decreto correttivo. Non sono stati avvistati parlamentari nel crogiuolo di persone che si è creato oggi attorno al Palazzo di Giustizia; anche sul retro, dove sostava un'auto cabinata della ditta di traslochi, infatti, i manifestanti hanno presidiato l'uscita secondaria, quella dominata dalla scala esterna metallica, lungo la quale è sparito il procurato Seccia, giunto con la scorta. Niente parlamentari, dicevamo, nessuno ha sentito il dovere di presentarsi per dire una parola a quelle persone e alla Città, niente baldanzosi e ciarlieri deputati e senatori ad incrociare lo sguardo torvo di carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa. Il Canto degli Italiani, l'inno di Mameli, ha improvvisamente vestito di tricolore il pacifico dissenso di uomini e donne, braccia alzate al cielo, alla vista di scudi e manganelli. Fratelli d'Italia, a squarciagola, come prima di una finale mondiale, la rivendicazione di una cittadinanza qualche volta vissuta con perplessità e disagio; forse cugini d'Italia, se non addirittura lontani parenti d'Italia. Perché, se non si fosse capito, i Lucerini e i cittadini del Circondario giudiziario vogliono solo essere trattati come tutti gli altri, senza subire provvedimenti che, in base ai numeri, sembrano fin troppo immotivati. Poi, come era prevedibile e giusto, il fronte si è aperto; il carico sistemato sui mezzi; il sipario calato sulla Procura. Da oggi, c'è qualcosa di meno a Lucera; e la spoliazione continuerà. Ma, noi - ed è ora - stringiamoci a coorte e convinciamoci di essere pronti alla vita. |
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| Agnusdei si commuove durante il suo intervento |
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| Pubblico numeroso a seguire il Consiglio comunale straordinario |
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| Notevole dispiegamento di forze dell'ordine |
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